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La svolta per colpire Trump dopo i dazi: abbassiamo i tassi d'interesse
Ieri 02-04-25, 09:49
Il grande giorno è arrivato. Donald Trump voleva far partire i dazi già da ieri ma scherzosamente in conferenza ha preferito annunciare la data del 2 aprile per dare un segnale forte. Altro che pesce d'aprile, la questione è seria: via a un pesante piano tariffario con l'imposizione dei dazi reciproci e quelli sulle auto che si sommeranno a quelli già introdotti. Gli Usa già applicano una tassa del 25 per cento su tutte le importazioni di acciaio e alluminio, ai quali l'Unione europea ha risposto con tariffe del 50 per cento su whisky americano, motociclette e motoscafi a partire da aprile. Da metà mese arriveranno ulteriori dazi su gomme da masticare, pollame, semi di soia e altri beni. La reazione dei vari Paesi non si è fatta attendere. Trump non fa sconti a nessuno e le tariffe doganali colpiranno tutti i partner commerciali di Washington. Come un giocatore d'azzardo, il presidente prima ha mischiato le carte negli ultimi giorni lasciando intendere di poter negoziare intese con i singoli Paesi. Poi ha premuto sull'acceleratore andando oltre la lista dei 15 Paesi “cattivi” che hanno i maggiori squilibri commerciali con gli Stati Uniti. I dazi valgono per tutti. L'idea è quella dí tariffe del 20 percento su tutte le merci e l'Italia è particolarmente a rischio. Nel 2024, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno raggiunto il valore di circa 73 miliardi di euro. Gli Usa rappresentano il terzo partner commerciale per l'Italia con il 9 per cento del totale, dopo la Germania (12 percento) e Francia (10 percento). Quanto pagheranno le nostre aziende? Difficile stabilirlo con certezza ma secondo una stima de “lavoce.info” le nostre merci avranno un rincaro del 15 per cento. Una botta non da poco con tutte le difficoltà che dovranno essere affrontate sulla logistica, sulla produzione e sul lavoro. Tra i settori maggiormente esposti spiccano le bevande (39 per cento), gli autoveicoli (31 per cento), gli altri mezzi di trasporto (34 percento) e la farmaceutica (31 per cento). Tutti comparti che saranno colpiti dai pesanti dazi, senza dimenticare la filiera dell'agroalimentare. La guerra commerciale è appena iniziata e servirebbero contromosse. L'idea che sta seguendo l'Europa di rispondere con altri dazi non appare brillantissima in quanto può generare altre ritorsioni e soprattutto innescare una spirale inflattiva. Una soluzione potrebbe arrivare dalla Bce: se la presidente Christine Lagarde, in accordo straordinario con i governi europei, decidesse di abbassare i tassi di interesse per deprezzare l'euro e colpire di conseguenza il dollaro, avremmo finalmente dato una idea concreta di Europa. L'effetto dazi sarebbe disinnescato mettendo in crisi tutte le strategie di Trump che punta tutto sull'indebolimento del dollaro. Sarebbe una grande mossa. Ma pensare che questa Europa insieme alla Lagarde possa farla, appartiene purtroppo alla fantascienza.
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