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Oxford rivela i segreti dei restauratori di Hitler a "caccia" di ebrei
Oggi 21-02-26, 22:17
La caccia agli ebrei è partita anche dai registri delle chiese. Quei libri dove per secoli i sacerdoti hanno vergato nascite, battesimi e matrimoni. Un patrimonio ricchissimo per i nazisti alla ricerca delle ascendenze. Per stabilire chi aveva antenati ebrei e, quindi, poteva essere inviato nei campi di concentramento e chi, invece, poteva vantare avi di razza ariana. Una duplice indagine venuta alla luce grazie al certosino lavoro di Morwenna Blewett, ricercatrice in Storia della conservazione e membro associato del Worcester College presso l'Università di Oxford, in Gran Bretagna. «Negli Anni Trenta e Quaranta - spiega - il regime nazionalsocialista che governava la Germania aveva reclutato restauratori di libri e chimici per rendere leggibili i registri conservati nelle chiese. Fogli di carta spesso sporchi, ammuffiti, resi fragili dal tempo e dalle intemperie. Un capitale per chi voleva ricostruire la genealogia di famiglia. L'obiettivo del progetto era ricostruire lo status "razziale" ereditato». Attraverso i registri di nascite, battesimi e matrimoni si poteva così vedere se qualche cristiano aveva sposato un'ebrea e i figli, pur battezzati, «ebrei» potevano essere considerati. Così da segregarli nei ghetti in un primo tempo e spedirli poi a Bergen-Belsen, Auschwitz, Dachau. Nei libroni compilati dai religiosi si potevano vedere anche le conversioni. Ebrei divenuti cristiani. Un fenomeno in aumento esponenziale dopo che si era capito dove andava a parare la politica di Adolf Hitler, lo sconosciuto caporale austriaco nominato Cancelliere il 30 gennaio 1934. Nell'Archivio federale tedesco, a Berlino, sono conservati documenti che mostrano la complicità di questi rilegatori, restauratori e chimici con il regime nazista: «Hanno usato le loro abilità in Germania e nei Paesi occupati. Stavano creando un registro di chi poteva essere ucciso», sottolinea Blewett. Una sorta di «hitlist», liste di Hitler, le definisce la ricercatrice: «Sono andati ben oltre per imporre la registrazione "razziale" delle popolazioni». Le carte rivelano il ruolo dei restauratori nell'Olocausto. Sei milioni di ebrei vennero uccisi nei campi di sterminio. Secondo la ricerca, un gran numero di restauratori «ha contribuito direttamente al genocidio durante la Seconda guerra mondiale». E man mano che la Germania conquistava nuovi Paesi, i rilegatori a caccia di ebrei aumentavano. Perché c'erano da esaminare anche i registri delle chiese in Polonia, Austria, Lituania, Belgio, Olanda. Venivano reclutati sul posto perché dovevano conoscere la lingua in cui erano stati scritti i documenti. Erano pagati bene per il loro silenzio. Un silenzio durato più di ottant'anni. Loro non hanno parlato e nessuno finora ha indagato sul ruolo dei restauratori al servizio dei nazisti. La vicenda è saltata fuori quando nell'Archivio di Stato tedesco sono state rinvenute lettere dove si parla della pulitura dei registri delle chiese e dell'inquietante obiettivo. «Ho trovato documenti ufficiali sconvolgenti, così come lettere tra vari funzionari che parlano dei registri, nella speranza che da questi si possa trovare la purezza razziale», racconta Blewett. «Nonostante la potenziale importanza come documenti storici, i restauratori hanno usato processi nocivi. Non stavano garantendo la sicurezza dei reperti, li stavano soltanto rendendo leggibili perché così era stato loro chiesto». I manoscritti vennero riempiti con la glicerina per schiarirne le pagine che, però, divenivano più fragili e si strappavano. Altre volte le sostanze utilizzate per ammorbidire la carta ne gonfiavano le fibre. Tutto è riportato nelle lettere rinvenute: errori e successi. Uno dei documenti sopravvissuto al «trattamento» riporta che nel 1940 un maestro di rilegatura di libri di nome Franz Krause, di Neisse, in Polonia, era tra quelli reclutati. In un passaggio di una missiva allegata un impiegato nazista scrive: «I libri di chiesa, presenti pure nel posto più piccolo, sono di gran lunga la fonte più importante per la storia della popolazione, la prova della discendenza e la genealogia». Da una parte c'era la necessità dei gerarchi di sapere quanto «ariano» fosse il proprio sangue in una Mitteleuropea dove i popoli erano mescolati da secoli, dall'altra quella di «disfarsi» degli ebrei visti come una minaccia.
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