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Pakistan, iniziati i colloqui fra Usa e Iran: sono i primi dal 1979
Ieri 11-04-26, 21:06
Per la prima volta dal 1979, gli Stati Uniti e l'Iran si sono trovati a negoziare direttamente a Islamabad. L'ultimo contatto ad alto livello fra le parti, sebbene non faccia a faccia, risale a quello nel settembre 2013 fra Barack Obama e Hassan Rouhani sul tema del programma nucleare. Oggi 11 aprile invece la delegazione Usa, guidata dal vicepresidente JD Vance, ha incontrato quella iraniana capeggiata dal presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, per tentare di trovare una quadra sulla tregua che da pochi giorni ha attenuato la guerra iniziata in Medio Oriente lo scorso 28 febbraio. Il capo delegazione iraniano ha detto di affrontare i negoziati con "completa sfiducia", mentre il vice di Trump ha parlato di "linee guida piuttosto chiare" ricevute da Washington: mano tesa se Teheran è disposta a negoziare "in buona fede". Secondo quanto filtrato, oltre alla questione nucleare si è discusso sostanzialmente di tre temi: lo sblocco dei beni iraniani congelati, il coinvolgimento del Libano nel cessate il fuoco e la gestione futura dello Stretto di Hormuz. Il nodo più difficile da sciogliere sarebbe sulle due ultime questioni. Per quanto riguarda il Libano, il primo ministro Benjamin Netanyahu pare non essere intenzionato a mollare la presa contro i terroristi di Hezbollah. Washington, nonostante le pressioni iraniane, ha sottolineato che il Paese dei cedri non rientra nell'accordo sul cessate il fuoco. Tanto è vero che negoziati diretti e separati fra il governo di Beirut e Tel Aviv sono in programma la prossima settimana negli Stati Uniti. "Il Libano si è rivolto a noi per avviare negoziati diretti... Ho posto due condizioni: vogliamo il disarmo di Hezbollah e vogliamo un vero accordo di pace che duri per generazioni", ha detto il premier israeliano in diretta nazionale. Altrettanto impervia è la strada per giungere a un'intesa in merito allo Stretto di Hormuz, sul quale Teheran rivendica un controllo per il passaggio delle navi con tanto di pedaggio. A questo si aggiunge la questione delle mine che la marina iraniana avrebbe disseminato per lo stretto e che, secondo i media americani, non sarebbe più in grado di tracciare. Al riguardo, il Comando centrale Usa (Centcom) ha fatto sapere che due navi cacciatorpediniere degli Stati Uniti avrebbero oltrepassato lo stretto per "predisporre le condizioni" allo sminamento. Lo stesso presidente Trump ha ribadito che gli Usa hanno intenzione di "bonficare" Hormuz, anche per i paesi che "non hanno avuto il coraggio di farlo". Il Tycoon è poi tornato ad alzare il tiro rimarcando che l'Iran sta "perdendo alla grande" e che la minaccia di mine nello stretto è "l'unica cosa che gli resta". In alternativa, secondo Trump, c'è la possibilità di dirigersi verso gli Stati Uniti per caricare "il petrolio e il gas più 'dolce' del mondo".
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