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Quarto Grado, Sempio: "Non è un alibi". Il giallo dello scontrino, cosa non torna
Ieri 05-04-25, 13:22
“Quello scontrino non è un alibi, anche perché non copre il momento, il periodo dell'omicidio, è soltanto per dire: ho detto che ‘sono stato a Vigevano' e sono stato a Vigevano” Andrea Sempio, di fronte alle telecamere, parla dello scontrino datato 13 agosto 2007 che era stato da lui consegnato agli inquirenti durante le indagini del delitto di Garlasco. Non un alibi, ma solo una prova del fatto che il giorno dell'omicidio di Chiara Poggi, lui – amico del fratello della vittima – si fosse davvero recato a Vigevano. Questo scontrino però adesso è diventato uno degli indizi più discussi del giallo di Garlasco e Quarto Grado, il programma di Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero su Rete 4, ha approfondito la vicenda raccogliendo le dichiarazioni di Sempio e di altri protagonisti della vicenda. “Sono andato lì – racconta Sempio – non ho pensato che fosse agosto: avevo 18 anni, non c'è nulla da fare, esci ti fai un giro, vai un po' avanti e indietro, tutto lì”. Tutto chiaro? La cronista del programma Mediaset ricostruisce quel 13 agosto 2007 dal punto di vista di Sempio: “Andrea Sempio dice di esser venuto qui per comprare un libro alla Feltrinelli, aver trovato chiuso e poi aver proseguito in fondo per comprare un telefonino. Effettivamente il negozio di telefonia c'era già all'epoca e c'è oggi – spiega, poi è il momento dello scontrino – Ritiriamo anche noi lo scontrino e scopriamo che oggi bisogna inserire la targa del veicolo, una accortezza che all'epoca non era obbligatoria”. Questo avrebbe alimentato i sospetti sul fatto che il nuovo indagato nell'omicidio di Chiara Poggi potesse averlo raccolto successivamente alla caccia di un alibi. Perché tanta attenzione sullo scontrino? Non viene consegnato agli inquirenti durante il primo interrogatorio fatto all'uomo il giorno del funerale di Poggi – il 18 agosto del 2007 – piuttosto nel secondo, quello del 4 ottobre dell'anno successivo. Ricostruzioni giornalistiche hanno sempre raccontato che Sempio avesse portato con sé lo scontrino chiuso in una busta e che poi lo avesse consegnato agli inquirenti. Ma il suo avvocato, Angela Taccia, racconta: “Non è che gliel'ha portato lui, questo benedetto scontrino, gliel'hanno chiesto i carabinieri e il verbale si interruppe, l'hanno mandato a casa a prendere lo scontrino – chiarisce – Andrea Sempio non fu l'unico a portare una qualsiasi prova, un oggetto che attestasse la sua presenza altrove, perché ci furono altre persone che portarono per esempio il biglietto del treno del 13 agosto e però mai nessuno disse ‘Ma come mai ha tenuto il biglietto del treno per più di un anno?'”. I dubbi, secondo la ricostruzione del programma Mediaset, li avrebbero avuti anche i carabinieri che in una nota del 2020 scrivevano in un capitolo dedicato proprio allo scontrino: “È quanto meno inusuale procurarsi di fatto un alibi senza avere alcun motivo apparente di riconducibilità diretta al fatto omicidiario”.
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