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Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, chi sono gli anarchici morti per la bomba
Oggi 21-03-26, 08:00
Lì per lì s’è pensato a due senzatetto. Due clochard che si erano trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato. D’altronde quell’esplosione non l’ha sentita quasi nessuno: troppo distante, troppo defilata, in un casale abbandonato al parco degli Acquedotti, a Roma, che ha fatto sì un piccolo boato, attorno alle 9 del mattino, ma sul quale di certo non si poteva immaginare uno scenario del genere. È stato un runner (quella è una zona abbastanza trafficata da chi fa jogging) a dare l’allarme: e da quel momento si è complicata ogni cosa. Perché c’è voluto tempo, si son dovute fare le identificazioni, ma alla fine è saltato fuori che Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone due nulla tenenti non lo erano per niente, erano invece due anarchici e, probabilmente, sono rimasti uccisi mentre confezionavano un ordigno. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46904949]] Passo indietro, per capire la (difficile) giornata dei pompieri romani: quello, il Casale del Sellaretto, è una piccola struttura in mattoni rossi che alle volte viene utilizzata a mo’ di riparo da chi ha bisogno. È abbandonato e, dopo il crollo del solaio, dopo che uno sportivo ha lo scrupolo di avvertire, la prudenza non è mai troppa, in zona arrivano i vigili del fuoco con le unità cinofili, il funzionario di guardia, le squadre usar e gos. È il dispiegamento standard impiegato in casi del genere e, infatti, un paio d’ore dopo arriva la notizia: ci sono due corpi, quello di un uomo e quello di una donna, non si sa ancora chi siano ma ci sono buone probabilità di scoprirlo dato che hanno dei tatuaggi ben visibili. Non è ancora mezzogiorno e la vicenda sembra un brutto fattaccio di cronaca nera, tremendo e drammatico ma niente di più. Sarà intorno a metà pomeriggio, tuttavia, che il quadro diventerà un altro. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46906637]] Prima è un’ipotesi, poi prende piede, a ora di sera non c’è quasi più l’ombra del dubbio: non foss’altro per le generalità delle due vittime, due anarchici sì, ma non qualsiasi, due legati al cosiddetto “gruppo Cospito”, il loro compagno abruzzese che è attualmente detenuto nel regime del 41-bis. Pare che lo scoppio con cui hanno perso la vita non sia nemmeno un incidente, dovrebbe essere piuttosto la deflagrazione di una bomba che stavano cercando di preparare, il sospetto nasce per le ferite riscontrate su una mano. È tutto ancora da chiarire e da provare: eppure (anzi, proprio per questo), ora, al Parco degli Acquedotti, oltre alle camionette dei vigili del fuoco, iniziano ad arrivare le volanti della polizia e i furgoncini della scientifica. Gli agenti e i tecnici devono cercare le tracce di materiale esplosivo, devono repertare, devono mettere assieme i pezzi di una storia che, se venisse confermata, sarebbe allarmante: una delle piste che seguono gli investigatori della digos di Roma diretta da Giovanni De Stavola è quella di un attentato pensato, forse per le prossime settimane, forse da attuare sulla rete ferroviaria (che tra l’altro passa poco lontana dal casolare) o presso al gruppo Leonardo o come azione dimostrativa prima del corteo “Together contro i re e le loro guerre” che si terrà nella capitale tra una settimana esatta. «La morte di questi due anarchici, ammazzati dall’esplosione della bomba che stavano confezionando con il verosimile obiettivo di uccidere, è l’ennesima conferma della pericolosità di certi ambienti», interviene subito una nota della Lega, «da troppo tempo assistiamo a sabotaggi all’alta velocità e a violenze contro manifestazioni internazionali di pregio come le Olimpiadi o grandi opere come la tavo il ponte sullo Stretto. Noi, dal canto nostro, non molleremo mai» (anche perché il Carroccio sottolinea che «a destare preoccupazione è anche la notizia che una delle vittime era protagonista dell’aggressione ad alcuni militanti della Lega a Marina di Carrara nel 2022»). [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46911106]] L’antifona è chiara e basta guardare al curriculum di dei due protagonisti: lei, Ardizzone, 35 anni, una che si dichiara «anarchica e, come anarchica, nemica di questo Stato e di ogni altro Stato», una che crede «nella giustezza della violenza degli oppressi contro le proprie catene; lui, Mercogliano, più anziano, 53enne, conosciuto da tutti come “Sandrone”, arrestato già nel 2016, disubbidiente da sempre (in carcere, a Ferrara, si era rifiutato di fornire le proprie impronte digitali e di farsi fotografare rimediando così quindici giorni di isolamento). Ora la procura apre un fascicolo d’inchiesta sull’esplosione al Sellaretto, a coordinare le indagini c’è il procuratore aggiunto Giovanni Conzo e il pool impiegato è quello dei magistrati che generalmente si occupano di terrorismo. Per il momento il faldone è senza indagati ufficiali, ma le qualifiche di chilo sta portando avanti dicono già tutto (l’attenzione è e resta altissima). L’autopsia dei prossimi giorni con ogni probabilità dipanerà alcune questioni, come quella della dinamica dei fatti. «Vedremo come proseguiranno le indagini, ma il fatto che due anarchici maneggiassero una bomba alla vigilia del voto referendario lascia molto perplessi perché conferma tutto ciò che era stato detto in occasione delle manifestazioni più violente che ci sono state negli ultimi mesi» dice anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
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