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Armand Duplantis, macchina da soldi: quanto incassa per ogni centimetro
Oggi 15-03-26, 03:00
Esiste una metafora nella vitae nello sport, che rimanda al concetto di “alzare l’asticella”, utilizzato quando il gioco si fa duro e i duri cominciano a giocare. O a saltare, come in questo caso. E nel caso di Armand “Mondo” Duplantis le cose finiscono ormai per coincidere. A Uppsala, nella sua Svezia, nel meeting che porta il suo nome, il Mondo Classic, il campione olimpico ha firmato l’ennesimo capitolo della sua leggenda personale: 6 metri e 31 centimetri, quindicesimo record del mondo della carriera. Un numero che impressiona già di per sé. Ancora di più se si pensa da dove è iniziata questa storia. Quando Sergej Bubka, nel 1985 a Parigi, superò per la prima volta la barriera dei sei metri, quel limite sembrava appartenere alla categoria delle soglie quasi metafisiche dello sport e dell’atletica, come il miglio sotto i quattro minuti o i cento metri sotto i dieci secondi. Un confine che sembrava raccontare il limite dell’uomo prima ancora che quello dell’atletica. Quarant’anni dopo quel muro non solo è caduto: è diventato il terreno di gioco di un atleta che si muove in un’altra dimensione. Duplantis ha portato l’asticella a 6.31 e la sensazione è che il margine non sia affatto esaurito. Nel gesto tecnico, nella velocità della rincorsa, nella pulizia del passaggio sopra l’asta c’è qualcosa che restituisce l’idea di un atleta che abbia ancora centimetri da aggiungere alla storia. Ad occhio e croce 10. Eppure quei centimetri arrivano sempre con il contagocce. Da anni Duplantis ha scelto una strategia tanto semplice quanto efficace: migliorare il primaPerché proprio un centimetro alla volta? Viene quasi spontaneo pensare al celebre monologo di Al Pacino in Ogni maledetta domenica, quando spiegava che nello sport tutto si decide “in un centimetro”, la distanza che separa la vittoria dalla sconfitta. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46760355]] Nel caso di Duplantis, però, quel centimetro non è solo questione di gloria sportiva. È anche una questione economica. Ogni record del mondo porta infatti con sé un premio importante: a seconda della competizione lo svedese incassa tra i 50 mila e i 100 mila euro per ogni nuovo primato, ai quali si aggiungono i bonus degli sponsor, su tutti Puma e Red Bull, oltre ai premi in denaro già previsti per la vittoria della gara. Tradotto: ogni volta che l’asticella sale, sale anche il conto in banca. Non è solo una questione di talento, dunque. È anche una questione di intelligenza sportiva e manageriale. Duplantis ha trasformato il record del mondo da evento rarissimo a appuntamento quasi programmato, scegliendo contesti, meeting e momenti della stagione in cui provarci. A Uppsala, davanti al pubblico di casa e nel meeting costruito intorno alla sua presenza, il copione si è ripetuto ancora. Perché, alla fine, quando il limite sembra essere soltanto una formalità, la vera sfida, sportiva e non, diventa decidere con quale ritmo spingerlo sempre un po’ più in alto. Un centimetro alla volta. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:29145003]]
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