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Balle atomiche: cabaret dem alla camera
Oggi 08-04-26, 05:58
Ieri in Parlamento si è svolto un dibattito surreale. Il ministro della Difesa Guido Crosetto, chiamato dall’opposizione a dare un’informativa sul caso Sigonella e l’utilizzo delle basi militari in Italia, ha parlato in aula senza essere né capito né ascoltato dall’opposizione. Come certi studenti, a sinistra hanno un problema di attenzione, nel Partito democratico, tra i compagni del campo largo, sono alla perenne ricerca del “caso del giorno”, così quando Crosetto si è presentato a Montecitorio, avevano già cambiato argomento e quando Chiara Braga ha preso la parola, il tema è diventato un altro: l’intervista di Crosetto al Corriere della Sera che aveva un passaggio sul rischio nucleare globale e le parole di Donald Trump sulla «fine di una civiltà», a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum posto dalla Casa Bianca all’Iran. Trump parla agli ayatollah, usa lo stesso registro dei suoi avversari (leggere le analisi di Zineb Riboua su X e The Free Press per capire il testo e il contesto di quello che accade e soprattutto non accade), non si rivolge al Pd di Elly Schlein né al pur amato “Giuseppi” Conte né ad altri, gioca la sua partita nel Golfo insieme alle petro-monarchie che hanno deciso di cambiare pagina e di liquidare la storia sanguinosa della rivoluzione khomeinista, ma l’onorevole Braga e i suoi colleghi dell’opposizione non si curano della geopolitica e dunque servono in Parlamento un minestrone incredibile mettendo insieme Crosetto e Trump, le due cose, distanti e distinte, che Braga collega come un elettricista che non riconosce i fili dell’alta tensione. Il risultato è un cortocircuito che è scoppiato in maniera grottesca in aula con la domanda da thriller: «Ma cosa sa lei, ministro?». Mancava un rullo di tamburi, una frase del generale Patton, un tocco di Spielberg. Santo cielo, ma cosa doveva e poteva mai sapere Crosetto? I codici di lancio custoditi nella valigetta nucleare, «The Nuclear football» che accompagna ogni presidente americano? Poteva forse Crosetto avere una dritta sull’ora dell’attacco al plutonio? Un fatto inesistente è diventato il cuore di un dibattito caotico, senza capo né coda. E in Parlamento la sinistra ha mandato in scena il conflitto nucleare alle porte, l’Armageddon, mentre la Casa Bianca in quel momento (lancio Ansa delle ore 16:46) smentiva di aver mai pensato all’uso della bomba atomica in Iran, nota innescata non dai segreti di Crosetto e dai sospettidell’agente 007 Braga, ma da una sbalestrata interpretazione delle parole di JD Vance in Ungheria da parte di un account X associato a Kamala Harris, sì la candidata sempre «in testa» nelle ultime presidenziali. Nella ricerca spasmodica dell’attacco nucleare di Trump all’Iran, alla sinistra continua a sfuggire che l’unico uranio (arricchito al 60%) di questa storia è quello di Teheran, 441 chili spariti, forse dimezzati, sufficienti per costruire una dozzina di bombe atomiche, materiale radioattivo che il regime nasconde, con la speranza di mantenere il suo potenziale nucleare. Il rovesciamento della realtà è servito: il problema non è l’Iran che costruisce la Bomba, massacra migliaia di iraniani e impicca (succede ancora, in queste ore, non abbiamo sentito un soffio di protesta dei progressisti) i suoi cittadini colpevoli di cercare la libertà; no, il male è Trump (e naturalmente, di sponda, il governo Meloni), al quale in aula viene rimproverato di aver prelevato dalla sua stanza da letto, nel cuore della notte, l’amato dittatore Nicolas Maduro (il Venezuela per la sinistra in Parlamento è un luogo letterario, scalda il sangue, come «i peggiori bar di Caracas», viene citato da Braga, Riccardo Ricciardi dei 5Stelle e Nicola Fratoianni dell’Alleanza Verdi Sinistra). Non si possono lanciare «minacce a Cuba» (Braga), non si deve «strangolare Cuba» (Fratoianni) e naturalmente non si può essere vicini a Israele nel «genocidio», con regolare amnesia sulla caccia agli ebrei e la strage del 7 ottobre, un caso di oblio antisemita che viene perdonato dalla stampa e da TeleTeheran. È un sottosopra circense, tragico, in cui il Parlamento italiano diventa una succursale della Duma di Mosca, una sezione dell’assemblea teocratica di Teheran, un docile alleato dei comunisti della Cina che non a caso con la Russia ieri hanno posto il veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu a una risoluzione presentata dal Bahrain per liberare lo Stretto di Hormuz. Ieri è andata così, pasdaran e balle atomiche, oggi è un altro giorno e lo scopriremo solo vivendo.
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