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Caccia all'ebreo in vacanza Ultima follia antisemita
Oggi 18-07-26, 08:29
La caccia all’ebreo in vacanza. Ché poi non è neanche proprio così: è (letteralmente) la “mappatura del turismo sionista”. Espressione che per chiunque abbia un minimo di sale in zucca non vuol dire un piffero (cosa sarebbe, la statistica delle ferie dei sostenitori di Israele?), epperò per la fiumana pro-Pal intrisa di propaganda e odio antisemita di senso ne ha, eccome: ma d’altronde, loro, i rinati attivisti per Gaza, non battono ciglio nemmeno quando si ritrovano a sfilare nei gay-pride sventolando la bandierina gialla di Hezbollah, per cui di cosa stiamo qui a discutere? Discutiamo, tanto per essere chiari, dell’ultima, assurda, aberrante, pericolosa, perversa, indecente, disgustosa (verrebbe da dire persino fascista se il termine oramai non fosse a dir troppo inflazionato e quindi snaturato dal suo significato originario) iniziativa che la rete dei miracoli virtuali ci ha consegnato con quel ridicolo meccanismo delle condivisioni infinite. Gira su Whatsapp (almeno lì lo ha incrociato chi scrive, che a onor di cronaca l’ha ricevuto come segnalazione indignata, per fortuna, altrimenti avrebbe sarebbe stata costretta a cancellare il contatto-mittente che invece stima parecchio) un “modulo di Google”, uno di quei questionari/sondaggi/quiz online che tendono a fare raccolta di dati e analisi, il quale si è dato un obiettivo specifico: vuole stanare i sionisti in vacanza. REGISTRAZIONE «Questo modulo», si legge aprendo il link che non è un fake e neppure una pagina satirica (al primo impatto il dubbio viene, ma-che-davvero?) «serve a registrare i casi di turismo, compravendita e in generale neocolonizzazione sionista in Italia». «I vostri dati rimarranno protetti e riservati (leggi: Mossad-non-ci-avrai, ndr), ma vi chiediamo una fonte per poter coordinare eventuali iniziative e dare supporto ai territori colpiti dal fenomeno». Primo, il “fenomeno” (l’arrivo dei “coloni ebraici” in Italia) è dato per scontato: e-chi-diffida-è-un-complice-del-genocidio. Secondo, la preoccupazione per la privacy (però solo dei delatori) suona quantomeno singolare. Terzo, quel che segue è un elenco dettagliato e puntuale su cosa segnalare (opzione a, turismo di decompressione di soldati sionisti; opzione b, compravendita; opzione c, eventi o legami istituzionali; opzione d, altro), quando e dove (per la finestra temporale basta l’anno, ma sul luogo bisogna essere precisi) e sulla fonte (che «è estremamente importante per avere contezza della provenienza delle informazioni»). Di caselle da implementare ce ne sono almeno quindici, sono tutte molto basiche, esposte in maniera chiara, alla portata di chiunque. Chi ci sia dietro, dopo un pomeriggio passato a smanettare anche con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, non è dato sapere: va così quell’enorme telefono senza fili che è la rete della messaggistica immediata, un’infinita catena di Sant’Antonio che un capo ce l’ha, ovvio, per forza, ma vai a trovarlo tra i bug, gli share, i like, gli invii. E poi, dopotutto, dare un nome al “mappatore” in questione cambia qualcosa? Non è che il semplice fatto che qualcuno l’abbia pensata, si sia messo lì a ideare una vergogna del genere, a implementarla, a condividerla, è già sufficientemente inaccettabile? Per via di qualche israeliano in vacanza in Sardegna (urca) o di un industriale ebreo che vuole aprire un hotel nel Salento (oibò). «Siamo tornati agli anni Trenta del secolo scorso», sbotta il presidente della comunità ebraica di Milano Walker Meghnagi (uno a cui il questionarietto è arrivato), quelli che si dichiarano antifascisti, adesso cosa dicono? Questi sono veramente anni bui che ci preoccupano, come si può prendersela se qualche imprenditore viene in Italia per aprire un resort? Quando però i soldi arrivano dal Qatar o dall’Arabia Saudita, queste persone non alzano un dito»). Ecco, ha detto tutto lui. Ps: infondo al modulo, come da politica di Google, c’è il tastino “Ti sembra sospetto? Segnala”. È l’unico click che vale la pena fare.
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