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Cultura e Spettacolo
Dio, i segreti e la scrittura: i diari inediti di Flannery
Oggi 23-07-26, 11:05
Parla con Dio, Flannery O’Connor. E con chi altri sennò? La fede ? ne era convinta ? è la stoffa di ogni rapporto, l’umanesimo compiuto, e dei suoi dialoghi con Dio straborda Diari. Matematica avanzata e Diario di preghiera, che la milanese Ares pubblica a cura di Fernanda Rossini e Alessandro Matone, con prefazione di Benedetta Centovalli (pp. 112, €14). Flannery non ha visto i 40 anni, divorata dalla malattia. Con due cose si è identificata: la sua Georgia, nel Sud profondo (non solo geograficamente) degli Stati Uniti, e la scrittura. Lei le ha cucinate in una fede cattolica granitica e tormentosa (non tormentata) dentro l’oceano della «Bible Belt» protestante. Da queste pagine “segrete” emerge la Flannery intima, e c’è da chiedersi se in quelle grotte dello spirito noi siamo stati ammessi, se qualcuno mai ce ne abbia dato il permesso. Ma oramai siamo dentro, e lì dentro c’è l’universo di un’anima. Diari riunisce due diversi giornali di note. Il primo copre il breve periodo che va dal dicembre 1943 al febbraio 1944, il secondo quello che va dal gennaio 1946 al settembre 1947. In entrambi i casi, i testi sono stati ritrovati per caso, a meno che l’Interlocutore di Flannery non abbia voluto a un certo punto mettere certuni sulla strada giusta perché, nel Suo disegno insondabile, ne era giunta l’ora: la O’Connor non avrebbe fatto fatica a pensarlo. Il primo diario è stato rinvenuto in un archivio universitario, dove se ne stava in disparte, dal padre gesuita Mark Bosco, docente alla Georgetown University di Washington, che lo ha pubblicato nel 2017. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48612060]] Il secondo è stato riscoperto e pubblicato nel 2013 da un amico di Flannery, ora defunto, William A. Sessions, docente alla Georgia State University di Atlanta. Il primo ha un titolo mimetico: Higher Mathematics I in inglese, fatto apposta per scoraggiare qualsiasi lettore curioso che fosse stato tentato di penetrarne le pagine (Flannery pensava soprattutto a sua madre Regina e ai di lei fratelli, gli zii Mary, Katie e Louis). Il secondo ha fatto da sfondo al film biografico Wildcat, diretto nel 2023 da Ethan Hawke, il talento di Hollywood con un goatee da quadro fiammingo. Matematica avanzata viene tradotto per la prima volta in italiano, Diario di preghiera è tradotto ex novo dopo la prima edizioni Bompiani del 2016. Torniamo all’Interlocutore di Flannery. La O’Connor Gli scrive: «Caro Dio, fa’ che possa espandere la mia capacità di sentirTi, e in questo modo fa’ che la espanda per ogni cosa per cui ne vale la pena così che un giorno possa vedere il compimento delle Tue profezie e partecipare della beatitudine del Tuo regno». Sono parole scritte il 31 dicembre 1943: sgorgano sincere all’alba dell’attività di scrittrice di Flannery e suonano come un programma di vita e arte. A maggior ragione lo sono quelle che verranno dopo, come quando, il 28 dicembre 1944, scrive tagliente una frase-coltello che quanto starebbe bene, farebbe bene in bocca a tanti di noi: «Dio, per favore, disinfetta la mia mente». Nel mezzo, a metà del primo mese del 1944, è capitato qualcosa di decisivo, un gesto banale per il mondo intero, ma decisivo per chi della scrittura ha fatto il proprio tutto. Flannery aveva smesso di adoperare la matita a grafite ed era passata all’inchiostro indelebile. «Ecco! Non posso più cancellare quello che dico. Certo posso ancora contraddire, correggere, modificare, ma non posso cambiare» (14 gennaio). In ebraico si dice «Amen», e Flannery lo sapeva bene. Indietro non si torna. Aveva appena 18 anni. Nella prefazione a Diari Benedetta Centovalli osserva che le parole incise su queste pagine sono l’anello che lega Mary Flannery l’adolescente di Savannah in Georgia a Flannery O’Connor la scrittrice, un rito sacrale del passaggio. In fretta, però, perché il tempo non è mai stato un lusso che quella ragazza del Sud ha potuto concedersi. Tutto si è compiuto rapido. Nei diari, la trasformazione di una Flannery nell’altra avviene nel dolore e nella solitudine (a 16 anni perde il padre, stroncato dal lupus eritematoso sistemico che lei stessa erediterà), fra fede e tentennamento, combattendo disordine, pigrizia e gola. È «nella lotta e nella parola [che] ha trovato il modo della sua breve e intensa vita», scrive la Centovalli. Dal brutto anatroccolo sboccia cioè il cigno, anzi il pavone: come quelli che Flannery decide di allevare nella fattoria di Milledgeville il giorno in cui sa che dalla malattia non guarirà mai. Perché il pavone apre le penne a ruota secondo un rituale che è un mistero, come quello, diceva lei, dell’esistenza e dell’universo. In Diario di preghiera, non si sa che giorno, appunta: «Mi piacerebbe essere intelligentemente santa. Sono una sciocca presuntuosa, ma forse è la speranza quella cosa indeterminata dentro di me che mi sostiene». Prima, nel diario precedente, in data 23 gennaio 1944, compone con largo anticipo l’epitaffio di una vita: «Ho scritto tutto il giorno e ho finito – e sono felice». Nunc dimittis. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:48624952]]
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