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Famiglia nel bosco, bomba sulle toghe: "Rischi mentali per i bimbi"
Oggi 10-04-26, 01:15
Senza mom Cate i “tre bimbi del bosco” stanno male; anzi, di più, perché qui, cioè in Abruzzo, se non si interviene e non lo si fa in fretta, se non si cambia «l’attuale assetto relazionale e operativo» attorno ai due gemellini di sette anni e alla sorellina di otto, c’è addirittura il rischio di incidere, negativamente, sulla loro salute mentale. Tonino Cantelmi, lo psichiatra consulente dei Birmingham - Trevallion in questa vicenda infinita che inizia a metà novembre del 2025 e che, a oggi, è ancora in pieno corso, è uno che non usa mezze misure. L’aveva detto, l’aveva ricordato, l’aveva sottolineato in ogni occasione possibile: ché se l’unico interesse a far da guida in questa epopea, com’è giusto che sia, è quello dei piccoli, allora qualcosa ci sta sfuggendo di mano. Adesso, con l’ufficialità del ruolo che ricopre, Cantelmi lo mette nero su bianco in un parere tecnico che ha appena depositato al tribunale per i minorenni dell’Aquila. È il giorno 140 da quando Utopia Rose, Galorian e Bluebell sono stati costretti a lasciare il loro casolare in mezzo al verde e forse, per la prima volta, un documento messo agli atti del faldone che li riguarda ha il pregio raro di descrivere le cose per come stanno. Assieme a Cantelmi lo firma anche la psicologa Martina Aiello. Il sistema organizzato così com’è al momento, «privo delle necessarie misure di accompagnamento e di tutela, mantiene attiva la risposta traumatica nei minori», scrivono i due. Le criticità che ci sono «rendono necessario un serio ed efficace ripensamento orientato a ristabilire una cornice rispettosa dei bisogni evolutivi, affettivi ed emotivi dei minori», anche per garantire che i prossimi incontri «possano costituire uno strumento di tutela, di contenimento e di progressiva riorganizzazione della frequentazione madre-figli e non un ulteriore fattore di sofferenza». Tant’è che «l’acclarata assenza di condotte pregiudizievoli in capo alla madre, nonché le constatate difficoltà degli incontri da remoto e in presenza rendono urgente e improcrastinabile il tempestivo ripristino del nucleo famigliare quale misura necessaria e prioritaria ai fini della tutela della loro salute psicologica». [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47045311]] Tradotto (non che ce ne sia bisogno) l’appello è a concludere questa gimcana di divieti, perizie e allontanamenti e a ricongiungere, definitivamente, questa famiglia separata che ne ha già passate fin troppe: primo perché altrimenti a farne le spese (più di quanto non abbiano già pagato) sono i più innocenti di tutti ossia i bambini, secondo perché addossare tutte le colpe a Catherine Birmingham è quantomeno un’iperbole (non li ha mai maltrattati, non ha mai abusato di loro, semmai tutto il contrario: è sempre stata una figura presente e un’ancora per tutti e tre) e terzo perché non c’è più tempo da perdere.Catherine e Nathan Trevallion, nelle ultime settimane, han fatto passi enormi per venire incontro alle richieste della magistratura minorile: hanno firmato il comodato d’uso per la casa vicino al campo sportivo, hanno accettato la scuola e il doposcuola per i loro figli, hanno confermato che faranno qualsiasi cosa servirà per tornare a vivere tutti assieme. Pasqua e Pasquetta, però, i tre ragazzini le hanno passate in comunità solo con dad Nat, aut Racheal e grandma Pauline: la loro madre non è potuta andare a trovarli (anche perché pare sia scoppiato un mezzo finimondo quando, il primo aprile, le è stato concesso il primo incontro coi bambini dall’allontanamento di inizio marzo e, durante la sua permanenza nella struttura di Vasto, avrebbe istigato gli altri ospiti a ribellarsi). Gli elementi per una svolta, però, di nuovo, ci sono e sono concreti: anche il vicepremier Matteo Salvini (Lega) rimarca che «portare via dei bimbi è l’ultima delle scelte da fare, ci sono stati sicuramente errori su errori, e silenziosamente tutti stiamo lavorando per riportare a casa quei bimbi e riunire quella famiglia. La ritengo una scelta vergognosa da parte delle istituzioni italiane, una scelta di violenza istituzionale». Il parere depositato ieri mattina, nei fatti, altro non è che l’ennesimo argomento che la difesa dei Birmingham- Trevallion, il prossimo 21 aprile, quando è fissata l’udienza in corte d’appello per il caso, potrà far valere. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:46981508]]
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