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Nella batosta storica dei laburisti inglesi c'è il futuro italiano
Oggi 09-05-26, 06:09
La batosta storica dei laburisti nel Regno Unito è una finestra aperta sul futuro dell'Italia, su quel che potrebbe accadere tra qualche anno nel Belpaese. Supponiamo che il Campo Largo vinca le elezioni nel 2027. In poco tempo vedremo realizzarsi il seguente scenario: un giro di vite sui movimenti d'opinione sovranisti, un aumento dell'immigrazione irregolare (e della violenza) con la moltiplicazione di zone franche nelle metropoli, una politica economica da «anche i ricchi piangano» (mercoledì scorso durante Realpolitik, Angelo Bonelli a una mia domanda ha risposto «sì, voglio la patrimoniale»), con un atteggiamento punitivo contro i ceti produttivi, con innesco di una fuga di capitali e stagnazione dell'economia. Il ritorno del reddito di cittadinanza e di bonus di varia natura sarebbe la via più veloce verso l’abbassamento del rating, il balzo del costo degli interessi sul debito pubblico, con impatto sul risparmio privato e rialzo dei costi di finanziamento delle imprese e delle famiglie. La spesa assistenziale nella formula del Campo Largo sostituisce le riforme del lavoro, alimentando dipendenza e sfiducia. È un quadro realistico che ha come risultato il varo di una legge di Bilancio lacrime e sangue, con tassazione straordinaria e rischio di avvitamento finanziario. L’antisemitismo, già diffuso nel nostro Paese in forma preoccupante, sarebbe senza controllo, giustificato nel discorso pubblico e istituzionalizzato nella politica estera anti -occidentale, anti -americana, anti -israeliana, filorussa e in corsa verso la Cina, in pratica la fine dell’Atlantismo, l’irrigidimento delle alleanze storiche con un altissimo costo reputazionale e negoziale. Nel giro di 24 mesi l'Italia sarebbe in una grave situazione di instabilità, con i conti pubblici a rischio e il malcontento in decollo verticale. È esattamente quello che è successo a Keir Starmer. Gli elettori inglesi hanno certificato la sua fine politica (e quella del suo partito) con una straordinaria risposta democratica nel voto amministrativo: larga vittoria di Reform UK di Nigel Farage, sconfitta storica del Labour, risultato negativo ma ricco di prospettive di rilancio per i Tories guidati da una donna in gamba, Kemi Badenoch. L’analisi del voto inglese è di enorme importanza perché offre una visione preziosa su quello che sta accadendo in Europa e potrebbe materializzarsi in Italia con uno sbandamento a sinistra. Starmer aveva ha conquistato il potere dopo una serie di incredibili errori fatti dai Tories nella loro lotta fratricida che va avanti dai tempi di Margaret Thatcher, male politiche dogmatiche del Labour hanno creato una situazione di profondo disagio sociale nel Regno Unito e innescato la rivolta del voto. Il sistema elettorale inglese è netto, crudele, ma alla fine giusto perché distribuisce responsabilità e restituisce lo scettro al popolo quando si vota. Su questo punto, visto che si discute di una riforma del voto, va evidenziato come un sistema elettorale “netto” riallinea responsabilità e risultati; chi governa paga in tempi brevi la coerenza (o incoerenza) tra i programmi e i risultati. Se si discute di scenari da «pareggio», a perdere in partenza è il Paese. Non siamo più nell’era delle svalutazioni competitive, della Difesa pagata dagli americani e del debito che può volare senza controllo per finanziare politiche assistenziali e clientelari. La politica non è una scienza esatta, ma ha una grammatica e una sequenza logica, come nella zuppa inglese: errori dei Tories, vittoria del Labour, scontento generalizzato e disagio sociale, punizione elettorale e emersione di nuovi soggetti politici nazionali come Reform UK. Davano del clown a Farage, oggi lui ride e gli altri piangono. E la colpa è di chi ha ridicolizzato l’avversario senza mai avere dubbi sulla sua rotta che andava dritta contro gli scogli. La lezione per il centrodestra è doppia: il governo Meloni nei prossimi 12 mesi deve continuare nel controllo dell’immigrazione, confermare i risultati ottenuti sull’occupazione, tagliare la spesa improduttiva per varare un effettivo taglio delle tasse e non perdere mai la rotta dell’Occidente. Per neutralizzare lo storytelling del Campo Largo, che è partito dopo la sconfitta della maggioranza nel referendum, serve un direzione strategica razionale: neutralizzare la narrazione utopica degli avversari con credibilità, crescita e sicurezza; il record di longevità del governo è un punto d’attacco, ma la sostanza è nell’evitare il ciclo dell’instabilità e dei conti a rischio, con un rilancio su alcuni temi chiave per l’elettorato, non ultimo il collocamento internazionale, chi vota i conservatori italiani non sta con le legioni della «Global Intifada» e i nemici della democrazia. Lo scenario è tra i più complicati dal dopoguerra, ma non è il libro dei sogni, è la strada obbligata, l'unica via possibile per il centrodestra. È la contro-narrazione che serve per vincere contro la pericolosa utopia della sinistra che, come il pifferaio magico, attrae molti ingenui che vanno cantando verso il burrone.
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