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Estero
Il Papa: "La soluzione due Stati è l'unica possibile. Il Vaticano media"
Oggi 30-11-25, 21:49
AGI - In Medio Oriente la soluzione a due Stati è l'unica percorribile per arrivare alla pace. Papa Leone XIV in volo dalla Turchia al Libano ribadisce la proposta che "già da diversi anni la Santa Sede pubblicamente appoggia" ma che non riesce a decollare. "Sappiamo tutti che in questo momento ancora Israele non accetta, ma vediamo che è l'unica per risolvere il conflitto che continuamente vivono". "Noi siamo anche amici di Israele e cerchiamo con le due parti di essere una voce mediatrice che possa aiutare ad avvicinarci a una soluzione di giustizia per tutti", prosegue il Pontefice che conferma come il conflitto in Medio Oriente - ma anche quello in Ucraina - sia stato al centro dei colloqui avuti con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nella prima parte del suo viaggio apostolico. Anzi proprio Erdogan per Prevost gioca un ruolo chiave sia per la situazione a Gaza ("è certamente d'accordo" con la proposta dei due Stati) sia per favorire il dialogo tra Mosca e Kiev. "Ha aiutato molto già qualche mese fa", ricorda il Papa. "Ancora non abbiamo visto, purtroppo una soluzione però oggi di nuovo ci sono delle proposte concrete per la pace e speriamo che Erdogan, per i suoi rapporti con il presidente di Russia, Ucraina, Stati Uniti, possa aiutare a promuovere il dialogo, il cessate il fuoco, e vedere come risolvere questo conflitto, questa guerra in Ucraina". L'aereo del Papa scortato dai caccia L'aereo che da Istanbul porta Leone a Beirut, nella fase di atterraggio è scortato da due Caccia e anche se in passato altri Stati abbiano riservato ai precedenti Pontefici la stessa cortesia, è facile intuire che il Libano è un Paese che si trova in una situazione di conflittualità nel Medio Oriente, caratterizzata principalmente dalla guerra a bassa intensità con Israele, ma anche da tensioni interne e instabilità. Ma nonostante la presenza di numerosi militari all'aeroporto e per le strade e nonostante la forte pioggia, in tantissimi si riversano per le vie per salutare il Papa che risponde all'accoglienza, arrivando al Palazzo presidenziale a bordo di una papamobile. Leone "messaggero di pace" in Libano e di pace parla alle autorità, alla società civile e al Corpo diplomatico del Paese dei Cedri. "È una grande gioia incontrarvi e visitare questa terra in cui 'pace' è molto più di una parola: qui la pace è un desiderio e una vocazione, è un dono e un cantiere sempre aperto", afferma sottolineando: "A voi, però, che avete compiti istituzionali importanti all'interno di questo popolo, è destinata una speciale beatitudine se a tutto potrete dire di avere anteposto l'obiettivo della pace" e cita il Vangelo "Beati gli operatori di pace". "Siete un popolo che non soccombe, ma che, di fronte alle prove, sa sempre rinascere con coraggio. La vostra resilienza è caratteristica imprescindibile degli autentici operatori di pace", scandisce. "Ci vuole tenacia per costruire la pace; ci vuole perseveranza per custodire e far crescere la vita", aggiunge. E mentre "in tutto il mondo, sembra avere vinto una sorta di pessimismo e sentimento di impotenza", dove "le grandi decisioni sembrano essere prese da pochi e, spesso, a scapito del bene comune", il Libano ha sempre "voluto e saputo ricominciare", anche se il popolo ha "molto sofferto le conseguenze di un'economia che uccide, dell'instabilità globale che anche nel Levante ha ripercussioni devastanti, della radicalizzazione delle identità e dei conflitti". Ecco quindi l'esortazione a intraprendere una "cultura della riconciliazione" e all'"osare" restare o ritornare nel proprio Paese che a causa di incertezza, violenza e povertà produce "un'emorragia di giovani e di famiglie che cercano futuro altrove". In questo contesto, il Papa ribadisce "il ruolo imprescindibile delle donne nel faticoso e paziente impegno per custodire e costruire la pace" e prega affinché nel Paese "regni la PACE", come scrive sul Libro d'Onore in maiuscolo evidenziando il suo augurio. L'appello del presidente Joseph Aoun Nel suo indirizzo di saluto, il presidente della Repubblica Joseph Aoun lancia un appello: "Nella nostra terra oggi, come nella nostra regione, c'è molta oppressione e molte persone oppresse. Le loro ferite attendono la sua mano benedetta e anelano ad ascoltare la sua voce grande e coraggiosa", "la imploriamo di dire al mondo che non moriremo, né andremo via, né dispereremo, né ci arrenderemo. Resteremo qui, respireremo libertà'", perché la caduta del Libano "provocata dalla perdita di una qualsiasi delle sue componenti fondamentali, favorirebbe l'ascesa dell'estremismo, della violenza e dello spargimento di sangue sia nella nostra regione che nel mondo".
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