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Estero
In un video la verità sulla morte dei paramedici di Mezzaluna Rossa a Gaza
Ieri 05-04-25, 17:31
AGI - Alcune ambulanze e un camion dei pompieri avanzano luno una strada polverosa nel cuore della notte. I lampeggianti dei due veicoli fendono le tenebre e dal sedile del passeggero l'obiettivo di uno smartphone scandaglia intorno alla ricerca delle persone che sono venuti a soccorrere. All'improvviso sul ciglio della strada compare un'altra ambulanza: gli equipaggi appena arrivati si precipitano fuori dai mezzi, ancora qualche secondo e si scatena il caos. Il video dell'attacco israeliano costato la vita a 15 paramedici della Mezzaluna Rossa palestinese, delle Nazioni Unite e delle forze di difesa civile a Gaza, non lascia spazio a dubbi e, soprattutto, smentisce la versione dei fatti fin qui data dalle forze armate israeliane. Pubblicato dal New York Times, contraddice la ricostruzione di Israele secondo cui i veicoli viaggiavano senza luci e si muovevano in modo "sospetto". Il video mostra che le ambulanze e il camion dei pompieri che le accompagnava erano chiaramente segnalate e avevano le luci di emergenza accese e che i soccorritori indossavano uniformi catarifrangenti. Il video è stato condiviso con il giornale da un diplomatico delle Nazioni Unite che ha chiesto l'anonimato. Il New York Times ha verificato il filmato e ha concluso che è stato registrato nelle prime ore del 23 marzo a Rafah, nella striscia di Gaza meridionale, dove è avvenuto l'attacco. Israele sostiene che nelle auto c'erano dei "terroristi" e ha affermato di aver ucciso nove presunti miliziani, sebbene finora ne abbia fatto il nome solo di uno, che però non compare nell'elenco delle vittime pubblicato dalla Mezzaluna Rossa o dalla Difesa civile di Gaza. Ieri, nel corso di una conferenza stampa alle Nazioni Unite a New York, il presidente della Mezzaluna Rossa palestinese, Younis al-Khatib, ha affermato di aver visto una registrazione di uno dei paramedici uccisi in cui il giovane, parlando con la madre, dice: "Perdonami, mamma, volevo solo aiutare le persone. Volevo salvare delle vite". Nel video ottenuto dal Times, si può sentire il paramedico che registra l'accaduto dire: "Perdonami, mamma. Questa è la strada che ho scelto: aiutare le persone", poi gli spari risuonano per cinque minuti mentre l'uomo chiede perdono a Dio e dice di sapere che morirà. Poco prima che finisca il filmato, lo si sente dire: "Gli ebrei stanno arrivando, gli ebrei stanno arrivando", riferendosi ai soldati israeliani. Come ricostruito dalle fonti e verificato dalla stampa, i fatti si sono verificati domenica 23 marzo, quando Israele ha ordinato l'evacuazione del quartiere Tel al-Sultan a Rafah, bombardato poco dopo. La Mezzaluna Rossa ha mobilitato due ambulanze per cercare i feriti e, dopo aver perso i contatti con una di esse, sono state inviate diverse squadre di soccorso, che, secondo l'Onu, sono state attaccate per diverse ore. I servizi di emergenza non sono riusciti ad accedere alla zona prima di quattro giorni dopo l'attacco, quando hanno recuperato il corpo di un operatore della Protezione civile. La domenica successiva, nel corso di una nuova ricerca, le squadre di soccorso hanno dissotterrato altri 14 cadaveri da una fossa comune. Mercoledì, l'esercito israeliano ha ammesso di aver coperto i corpi dei 15 paramedici e soccorritori "con teli e sabbia" per evitare che fossero danneggiati fino a quando non fosse stato possibile organizzare il coordinamento con le organizzazioni internazionali per il loro recupero. Secondo la Protezione Civile, alcuni soccorritori sono stati trovati con le mani legate e ferite da arma da fuoco alla testa e al torace. Hamas ha chiesto un'indagine internazionale su quanto accaduto e l'invio di squadre sulla scena per esaminare l'esercito israeliano ha affermato che i suoi soldati "non hanno attaccato a caso" alcuna ambulanza, insistendo sul fatto che hanno sparato ai "terroristi" che si avvicinavano a loro con "veicoli sospetti". Il portavoce militare, il tenente colonnello Nadav Shoshani, ha affermato che le truppe hanno aperto il fuoco su veicoli che non avevano ricevuto alcuna autorizzazione dalle autorità israeliane e avevano le luci spente. Tra le vittime figurano otto membri dello staff della Mezzaluna Rossa, sei membri dell'agenzia di difesa civile di Gaza e un dipendente dell'Unrwa, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. La loro morte ha scatenato la condanna internazionale. Jonathan Whittall, capo dell'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari nei territori palestinesi, ha detto che i corpi degli operatori umanitari erano "nelle loro uniformi, ancora con i guanti" quando sono stati trovati.
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