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Estero
La crisi di Hormuz accende la guerra del cibo
Oggi 31-03-26, 11:28
AGI - La chiusura dello Stretto di Hormuz sta mettendo in ginocchio l’agricoltura dell’Asia orientale e, sempre più, anche quella europea. Su questa rotta marittima transitano ogni anno tonnellate di fertilizzanti destinati a concimare le colture europee. Secondo il Commodities Research Unit (CRU), il 43% del commercio mondiale di urea è oggi a rischio a causa del conflitto in Medio Oriente, mentre circa il 45% delle esportazioni globali di zolfo — componente chiave dei fertilizzanti fosfatici — passa proprio attraverso lo Stretto. Il tema è stato affrontato durante il Consiglio Agrifish, che riunisce i ministri europei dell’Agricoltura e della Pesca. Nel corso della riunione è stato chiesto all’UE di valutare la sospensione del CBAM, il dazio climatico sulle importazioni da Paesi extra‑UE privi di politiche ambientali adeguate. A proporre la sospensione con effetto retroattivo è stato il ministro italiano Francesco Lollobrigida, che ha ribadito l’urgenza della situazione: “Non c’è più tempo. Siamo in un contesto internazionale drammatico: l’Europa non può avere questi tempi per affrontare problemi immediati. I costi di produzione stanno salendo”. L’aumento dei costi di trasporto e dei fertilizzanti rischia infatti di riversarsi sui prezzi al consumo, alimentando ulteriormente l’inflazione. Lollobrigida ha trovato l’appoggio di Francia e Spagna. Le rotte dei fertilizzanti L’UE importa una quota significativa di urea e ammoniaca da Qatar, Arabia Saudita e Oman, tutti esportatori che utilizzano lo Stretto di Hormuz. A questo si aggiunge la perdita di fornitori come Russia e Bielorussia, colpiti da sanzioni e restrizioni dopo l’invasione dell’Ucraina. Gli agricoltori europei si trovano così in una morsa: difficoltà di accesso ai fertilizzanti — che dopo un mese di guerra hanno già registrato aumenti del 50% — e costi dei carburanti alle stelle. Molti coltivatori stanno rinviando la concimazione nella speranza di un miglioramento, ma secondo Confagricoltura questo potrebbe tradursi in perdite di raccolto già nel prossimo anno. Anche l’Alto rappresentante per la Politica estera, Kaja Kallas, ha parlato recentemente di un “rischio carestia” in alcune aree d’Europa e del mondo come conseguenza della crisi in Medio Oriente e della chiusura di una rotta strategica come quella di Hormuz. La proposta italiana sul digestato Ieri l’Italia ha avanzato una proposta temporanea: utilizzare il digestato come alternativa strategica ai fertilizzanti chimici. Si tratta di un sottoprodotto della produzione di biogas, ottenuto dalla decomposizione anaerobica di biomasse (scarti agricoli, liquami), impiegato come biofertilizzante di alta qualità in grado di restituire nutrienti essenziali al suolo. La proposta ha raccolto il favore di diversi Paesi, che vedono nel digestato una soluzione praticabile per superare nell’immediato la crisi dei fertilizzanti. Roma segnala che la combinazione tra guerra in Ucraina, tensioni nel Golfo Persico e blocco delle importazioni attraverso Hormuz ha fatto schizzare i costi dell’urea fino a 765 euro a tonnellata a marzo 2026, con un aumento del 55% rispetto all’anno precedente. Ora la parola passa alla Commissione, che per accogliere la proposta italiana dovrebbe prima modificare la Direttiva Nitrati, distinguendo il digestato dai reflui zootecnici.
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