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"Morte agli Usa". L'Iran in festa celebra la Rivoluzione islamica
Oggi 11-02-26, 13:21
AGI - A migliaia a Teheran, Shiraz, Isfahan. E poi a Qom, Hamadan, Yazd, Tabriz. Gli iraniani sono scesi in strada oggi per celebrare il 47° anniversario della vittoria della Rivoluzione Islamica, l'11 febbraio del 1979. A dare credito alla stampa iraniana, è stato un successo enorme, nonostante le proteste di fine dicembre-gennaio non ancora sopite e nel pieno delle minacce americane di un nuovo attacco militare. E non a caso, proprio contro gli Stati Uniti e l'altro eterno nemico, Israele, la folla si è scagliata: "Morte all'America, morte a Israele", sono stati gli slogan più gridati. Il regime, che sta attraversando probabilmente la crisi più profonda dal 1979, ha tenuto a mostrare ai suoi cittadini e al mondo la prova del sostegno popolare di cui ancora sostiene di godere. Manifestazioni si sono tenute nella Capitale e in più di 1.400 distretti, città e paesi, ha riferito l'agenzia ufficiale Isna. Secondo il Consiglio di coordinamento per la propaganda islamica, 7.700 giornalisti hanno coperto l'evento, tra cui circa 200 media stranieri. Simboli della rivoluzione e potenza militare in mostra Così sui media di Stato sono apparse dalla mattinata foto e immagini di folle in festa che cantavano, sventolavano il Corano simbolo della rivoluzione, mostravano foto del padre della rivoluzione Ruollah Khomeini, dell'attuale leader supremo Ali Khamenei, ma anche del generale Qassem Soleimani, potentissimo comandante della Forza Quds delle Guardie della Rivoluzione ucciso a Baghdad da un blitz americano nel 2020. Lungo le strade di Teheran, stand e camion con droni e missili balistici a mostrare la potenza militare iraniana. E i resti di droni israeliani abbattuti dalla contraerea iraniana durante la Guerra dei 12 giorni del giugno 2025. E non sono mancati neppure riferimenti alla vicenda di Jeffrey Epstein, il finanziere americano condannato per pedofilia e morto in carcere, che sta facendo tremare la politica in mezzo mondo. I dimostranti hanno bruciato una statua di Baal, divinità siro-cananea della fertilità diventata per gli sciiti una sorta di diavolo, per ricordare "i crimini satanici commessi sull'isola di Epstein". Ma alla vigilia, c'è chi ha sfidato la retorica del regime. Alcuni iraniani sono usciti ieri sera sui loro balconi nella Capitale per urlare "Morte al dittatore" e "Morte alla Repubblica Islamica", a quanto testimoniano video circolati sui social network di cui l'Afp ha verificato l'autenticità. La presenza delle autorità e la sfida alle minacce In piazza, in aperta sfida alle continue minacce israeliane di attacchi mirati, erano presenti il presidente Massoud Pezeshkian, il suo vice Mohammad Reza Aref, il segretario del Supremo consiglio della sicurezza nazionale Ali Shamkhani, il comandante in capo dell'esercito iraniano Abdolrahim Mousavi, il nuovo comandante delle forze Quds Esmaeil Qaani, e il ministro dell'intelligence Esmaeil Khatib. Aveva celebrato già due giorni fa l'anniversario la guida suprema Khamenei. "Il nemico deve essere spinto alla disperazione. La disperazione del nemico deriva dall'unità, dalla forza di pensiero e dalla determinazione, e dalla fermezza nell'affrontare le tentazioni", aveva detto. "Il Giorno di Allah è il giorno in cui la gente si solleva contro l'oppressione, l'aggressione e il bullismo", ha scandito Pezeshkian citando parole di Khomeini. "Dal giorno in cui la rivoluzione è stata vittoriosa, è stato fatto di tutto per impedire la nostra crescita", ha proseguito nel suo intervento dal palco di piazza Azadi a Teheran, "gli Stati Uniti e i paesi europei hanno cercato di far finire la rivoluzione". Anche di recente, a gennaio, con le proteste che hanno sconvolto il paese costate la vita ufficialmente a oltre 3.000 persone. Secondo l'opposizione, le vittime sono state settemila e 50mila le persone finite in carcere. Il Presidente ha cercato di rassicurare la folla sulla volontà riformatrice del governo per andare incontro ai bisogni della gente: "Siamo pronti ad ascoltare la voce del popolo. Siamo i servitori del popolo e non cerchiamo di affrontare il popolo", ha detto. Programma nucleare e stallo nei colloqui con gli USA Ma il pericolo che arriva da fuori è tutt'altro che scongiurato. Eppure l'Iran non ha l'ambizione di dotarsi di armi nucleari, ha ribadito Pezeshkian. "Siamo pronti a tutte le verifiche" sulla natura pacifica del programma nucleare, ma "non cederemo a richieste eccessive", ha insistito. "L'Iran non cederà di fronte all'aggressione, ma continuiamo a dialogare con tutte le nostre forze con i Paesi vicini per stabilire pace e tranquillità nella regione", ha assicurato. I colloqui con gli Stati Uniti non hanno portato alla svolta sperata. L'ultima riunione in Oman, la settimana scorsa, si è conclusa con un nulla di fatto, con Teheran che insiste nel voler negoziare solo sul nucleare ma non accetta limiti all'arricchimento dell'uranio, e gli USA che pretendono un confronto anche sul programma missilistico di Teheran. I negoziati saranno argomento clou dell'incontro oggi a Washington tra il presidente americano Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu che preme per una linea dura con Teheran. Dal canto suo, Trump ha chiarito ieri di essere pronto a mandare una seconda portaerei nella regione del Golfo Persico "se i colloqui con l'Iran dovessero fallire". Secondo il Washington Post, a Teheran sono ormai rassegnati che un nuovo conflitto sia inevitabile. I colloqui potranno solo ritardare l'azione militare, ha spiegato una fonte europea al WP, "hanno esaurito tutte le strade e lo sanno".
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