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"Al bando la parola armi". La direttiva dentro il Pd per nascondere le divisioni
17-03-2025, 11:05
«Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire...». In pratica Elly Schlein in versione "conte zio": «Bandiamo la parola armi dal nostro vocabolario, non ne parliamo». La direttiva del Nazareno per nascondere la spaccatura nel partito, lo smacco della plenaria del Parlamento Europeo, con i riformisti che votano in linea con il gruppo Socialisti e Democratici. Smentendo la segretaria del Pd. A pochi giorni di distanza dalla divisione di Strasburgo, la prima emergenza in casa dem è evitarne altre. Come quella che potrebbe scoppiare martedì al Senato e mercoledì alla Camera sulle comunicazioni in vista del Consiglio europeo. È soprattutto la discussione prevista a Montecitorio a preoccupare. Così oggi è prevista una nuova riunione di parlamentari per disinnescare la mina, mentre l'assemblea congiunta dei gruppi è convocata per martedì mattina. L'imput del Nazareno, è quello di muoversi sotto traccia, non alimentare temi divisi. Ovvero scrivere il testo meno impegnativo possibile: acqua fresca. Poi la capitana troverà il modo di regolare i rapporti interni, mettendo in chiaro che la linea del partito è la sua: no alle armi. Tra le varie ipotesi che la segretaria sta vagliando (congresso straordinario, congresso tematico, referendum), la deputata dem Paola De Micheli propone la direzione: «Io eviterei il congresso perché diventarebbe una conta sulle persone. Credo invece che si possa trovare una posizione comune rapidamente in una direzione straordinaria dove alla fine si voterà». Certo negli organi interni, la segretaria ha una forte maggioranza ovunque, ed anche il tesseramento della maggioPaola De Micheli L'avvertimento della già candidata alla segreteria: «Meglio trovare una posizione comune in una direzione straordinaria che in un Congresso» Giuseppe Conte Il presidente del M5S convinto ormai di essersi accreditato come l'unico vero leader a sinistra che dice no senza indugio alle armi ranza procede spedito. Elly Schlein pensa che la posizione pacifista assunta con decisione (e a prezzo di una divisione con i socialisti a Bruxelles) sia il cemento del campo largo, il sigillo di un'alleanza che finora ha faticato. Un riconoscimento che le è venuto anche dall'ostico partner 5 stelle che nei giorni scorsi ha fatto i complimenti alla segreteria, rimarcando solo che il «Pd è troppo plurale». Per dire Elly liberati dei "riformisti" o sistemali in modo che non possano nuocere. Il concetto di una coalizione "peace and love" piace anche ad Alleanza Verdi e Sinistra. Lo dice espressamente il verde Angelo Bonelli: «Si sta delineando una strada politica chiara e netta: il voto contrario al RearmUE espresso da PD, M5S e AVS dimostra che esiste un nucleo politico che può iniziare a costruire un'alternativa di governo alla destra di Giorgia Meloni». A conti fatti, resterebbe solo da "sistemare" l'inquieta minoranza dem, una corrente che riunisce tanti esponenti di primo piano del Nazareno (l'ex commissario europeo Paolo Gentiloni, l'ex ministro della difesa Lorenzo Guerini, la vice presidente del Parlamento Europeo Pina Picierno). Un'area decisamente forte negli Enti locali (con i governatori della Toscana e dell'Emilia Romagna) e nell'elettorato, si è visto nelle preferenze raccolte dai singoli eurodeputati dem eletti nel giugno scorso. Non sarà facile per Elly ignorarla ed arrivare alle nozze con Giuseppe Conte ed Avs. A meno che nel giro di qualche mese non spuntino le basi del cespuglio moderato, che Romano Prodi ha affidato ad Ernesto Maria Ruffini. Un progetto che però sembra già arenato. Il dilemma di Elly: dopo il troncare e sopire, arriverà il momento di tagliare.
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