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Il mortale carpiato per una parvenza di unità
Ieri 03-04-25, 06:06
Ieri al Parlamento di Strasburgo la maggioranza di governo ha espresso tre posizioni sulla relazione di politica estera e sicurezza della commissione Ue: Forza Italia a favore; Fratelli d'Italia si è astenuta; la Lega ha votato contro. «Apparteniamo a tre famiglie diverse - si è consolato il ministro Tajani - ma a sinistra si spaccano i partiti». Un alibi certo ma con un fondo di verità, perché al di là dei proclami di parte nel Parlamento italiano finora la coalizione di governo nei momenti cruciali ha votato unita, mentre sul tema del riarmo il Pd sta celebrando un congresso permanente. </DC>Ieri il gruppo del Pd a Strasburgo è riuscito ad eseguire un pericoloso triplo salto mortale carpiato per darsi una parvenza di unità: ha votato contro un emendamento per il riarmo (con le sole eccezioni di Gori, Picierno e Gualmini) ma si è schierato nel contempo a favore della relazione pro-riarmo (con i «no» della Strada e di Tarquinio). L'acrobata degno del Cirque du Solei che ha ideato un simile capolavoro è stato il capo delegazione Zingaretti che come recita il depliant della compagnia circense ha messo in piedi «uno spettacolo che trascende la realtà e danza oltre i confini della fantasia». Il paradosso è che poi i parlamentari delle due fazioni hanno rivendicato il risultato ma con un'interpretazione opposta. È partita una lunga batteria di dichiarazioni in cui Giuseppe Provenzano e compagni hanno ribadito che il Pd è contro le armi, mentre Picierno e soci hanno giurato l'esatto contrario. Può essere credibile una coalizione di governo guidata da un partito che non è unito sulla politica della difesa e inventa arzigogoli per camuffare le proprie divisioni? Diciamo, che ci vuole, appunto, molta immaginazione. Anche perché se non decidi, se non sei chiaro sulle tue posizioni, non ti trascini gli alleati ma rischi di essere trascinato. È quello che sta avvenendo nel rapporto con i 5stelle: Schlein continua ad interrogarsi sul dilemma «vado» o “non vado” alla manifestazione grillina del 5 aprile che ha una piattaforma sulle armi agli antipodi della relazione votata ieri dal Pd a Strasburgo. E quel furbacchione di Conte ci gode. Sicuramente una delegazione del partito, quella del ramo pacifista, andrà, capitanata dal vicesegretario Provenzano. In questo modo, però, le contraddizioni vengono portate dentro il Pd e non si dipanano nel rapporto con gli alleati. «La verità - confida Bonaccini - è che questo continuo rincorrere i grillini non va bene, non ci aiuta. Lasciamogli fare la loro politica». Non è sbagliato. Il problema, però, è che temi come il riarmo, come le alleanze si incrociano e si confondono con lo stato esistenziale di un partito in congresso permanente. Per cui si parla di armi, di pace, di alleanze ma si pensa alla leadership. «Vogliono far fuori Elly - sospira un osservatore esterno ma interessato come Fratoianni, leader di Avs - ma non ci riusciranno». Mentre il mondo brucia un partito che aspira al governo può ricondurre tutto al futuro di Elly? Ci vuole molta fantasia.
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