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PDisarmanti, dem spaccati anche in Europa: la doppia identità sul voto per le armi
Ieri 03-04-25, 07:14
A “ciascuno il suo”, o meglio il Pd dalla doppia identità che riemerge dalla plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo. Con un copione esilarante, da commedia degli equi- voci, la minoranza (Pina Picierno, Giorgio Gori ed Elisabetta Gualmini) che esulta per l'approvazione della relazione sulla difesa, e la maggioranza che in Europa e a Roma sottolinea di aver votato no all'emendamento specifico sul Re Arm (poi inglobato nel testo finale). Insomma due versioni diverse dello stesso fatto, un disagio ormai patologico, che la segretaria, in crisi di identità, non riesce più a evitare o a controllare. È la vice presidente del Parlamento Europeo Pina Picierno a prendersi carico di raccontare quello che è successo in aula: «Noto anche oggi una certa tendenza a confondere le acque del dibattito pubblico. Pazienza e chiarezza: nel testo finale votato dalla delegazione del PD e da tutto il gruppo dei socialisti e democratici c'è ReArm Europe, ed è motivo di grande soddisfazione per la responsabilità dimostrata da parte di tutti». L'arcano è presto spiegato: è vero che la maggioranza ha rigettato l'emendamento specifico sul piano di riarmo europeo, ma essendo stato approvato, fa naturalmente parte del documento finale. Quello votato da tutto il Pd (tranne gli indipendenti Cecilia Strada e Mar- co Tarquinio, che vanno a fare compagnia a the Left). Un dettaglio che il Nazareno si guarda bene dal sottolineare: nuoce alla propaganda "pacifista" di Elly Schlein e, soprattutto, ai rapporti nel campo largo. Il quasi amico di Campo Marzio non gradisce. E poi, peggio ancora, "deforma" la realtà, assegnando alla minoran- za il volante, guai a farlo sapere. Dice infatti da Roma la coordinatrice della segretaria Marta Bonafoni: «Bene il voto di oggi della delegazio- ne Pd al Parlamento europeo, che conferma la linea del partito: siamo a favore della difesa comune europea, e quindi secondo noi il pia- no ReArm proposto dalla commissione Von der Leyen va radicalmente cambiato». Ovvero nessun riferimento al testo emendato, che la delegazione italiana approva. Si congratula anche il responsabile Esteri Pe pe Provenzano: «Il Partito democratico ha più volte chiarito la sua linea di contrarietà alla corsa al riarmo dei singoli Stati e di impegno per la costruzione di una vera difesa europea». Con il passaggio obbligato: «Bene il voto contrario agli emendamenti che ripro- pongono l'impianto iniziale di von der Leyen, che invece necessita di una radicale revisione». Dall'altra parte della barricata, la senatrice della minoranza Simona Malpezzi: «Molto bene il voto del PD in Europa, compatto con tutto il gruppo del Pse, a favore della relazione sull'attuazione della politica di sicurezza e difesa comune». Sulla stessa falsariga il senatore Filippo Sensi: «In linea coi socialisti europei, il voto a Strasburgo su una relazione equilibrata e solida per la difesa di oggi e di domani è un passo avanti significativo». In pratica la minoranza vanta la coerenza del voto dei socialisti, la maggioranza, costretta a seguire obtorto collo, cerca di rifugiarsi nel fortino dell'emendamento rifiutato. Un teatrino in piena regola. D'altra parte Elly Schlein è in mezzo a due fuochi: un'area del partito particolarmente combattiva in Europa ed il M5S che le chiede a muso duro di decidersi. Un dilemma che si riproporrà sabato per la sfilata ai Fori imperiali organizzata in pompa magna da Giuseppe Conte, la sua “Piazza del Popolo”. La segretaria sfoglia la margherita: farsi vedere alla manifestazione pentastellata e ricreare il trio con l'avvocato di Volturara Appula, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, a costo di far imbufalire la solita Pina Picierno? O rimanere a casa, e parlare il giorno dopo alla piazza "pacifista" di Bologna di Matteo Lepore e Sara Funaro? Come finirà, lo fa capire il capogruppo dem in Senato, Francesco Boccia: «I singoli partiti in autonomia decideranno, il Pd farà le sue valutazioni nelle prossime ore, è una valutazione che farà la segretaria. Io penso che ogni piazza faccia solo bene alla democrazia italiana». Insomma Elly troverà il tempo almeno per un selfie, in linea con il suo racconto immaginifico, "testardamente unitari". Da a ciascuno il suo a aspettando Godot, la doppia vita del Pd.
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