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La Cia spiava Moro dal primo governo. Report Usa desecretati: cosa emerge
16-03-2025, 11:10
La Cia spiava Aldo Moro dalla prima volta che entrò a Palazzo Chigi per guidare l'Italia. Perché da subito lo statista democristiano aprì le porte del governo alla Sinistra. Nel primo esecutivo messo in piedi, Moro volle come vicepresidente Pietro Nenni, il potente segretario del Partito socialista. Facendo saltare sulla sedia gli 007 americani e dividendo i politici a Washington. «È il primo governo italiano dall'inizio della guerra fredda ad avere la partecipazione attiva del Psi», scrive il Pentangono il 3 gennaio 1964 in un documento rimasto top secret per 42 anni. «È il risultato di un accordo in base al quale il Psi, tradizionalmente neutrale, sosterrà gli impegni Nato dell'Italia in cambio di un vasto programma di riforme interne. I ministeri degli Esteri, della Difesa e della Sicurezza sono comunque ricoperti da sostenitori di lunga data di politiche filo-occidentali». Il timore che l'Unione Sovietica venisse a conoscere segreti militari dell'Alleanza Atlantica attraverso partiti «amici» spaventava molti negli Stati Uniti. La Cia sottolinea nel documento che, se il primo governo Moro avrà successo, «il Centro e la Sinistra non comunista saranno probabilmente rafforzati in modo permanente a spese degli estremi». Ma aggiunge anche: «Se fallirà, le possibilità di polarizzazione politica a vantaggio dei comunisti saranno notevolmente aumentate». Quando Aldo Moro pensò di aprire le Porte di Palazzo Chigi al Pci il destino si metterà di traverso. Il 16 marzo 1978 il presidente della Democrazia Cristianaverrà rapito da un commando delle Brigate Rosse in via Mario Fani, a Roma. I cinque uomini della scorta- i carabinieri Oreste Leonardi e Domenico Ricci e i poliziotti Giulio Rivera, Salvatore Iozzino, Francesco Zizzi - resteranno uccisi nell'assalto. Oggi, a 47 anni dalla strage, ne verrà ricordata la «testimonianza luminosa di coraggio e di fedeltà alla Stato», come riporta la lapide in via Fani. Le due commissioni d'inchiesta parlamentari e i procedimenti giudiziari hanno fatto luce su molti aspetti del rapimento e della strage: i killer, i covi, gli strani intrecci tra criminalità organizzata e brigatisti. Molto resta ancora da scoprire comunque. I veri mandanti non sono ancora stati trovati. La volontà di Aldo Moro di portare al governo il Pci è, secondo molti storiografi, uno dei motivi principali del sequestro, conclusosi tragicamente con la morte dell'ostaggio dopo 55 giorni di prigionia che hanno tenuto l'Italia con il fiato sospeso. Quello che pochi sanno, anche perché sui documenti in questione è stato apposto il segreto di Stato, è che i servizi segreti, americani e anche inglesi, hanno spiato Moro fin dal primo governo di centrosinistra. Se socialisti e socialdemocratici hanno dovuto giurare fedeltà alla Nato, il Pci veniva visto come la «longa manus» di Mosca. La preoccupazione degli Usa aumentò quando, il 25 settembre 1974, il presidente della Repubblica Giovanni Leone e il ministro degli Esteri Aldo Moro, in visita alla Casa Bianca, cercarono di ottenere dal presidente statunitense Gerald Ford e dal Segretario di Stato Henry Kissinger il via libera all'apertura al Pci. «Il partito comunista nel nostro Paese sembra essere più moderato e prende posizioni che apprezziamo», affermò Leone. «Penso siano un po' più indipendenti», aggiunse Moro. Intendendo indipendenti da Mosca. «Non potremmo mai scambiare informazioni militari se entrassero al governo», tagliò corto Kissinger, che poi secreterà il verbale della riunione. La Cia continuò a spiare il leader democristiano e il 10 febbraio 1976 scrisse ancora: «Aldo Moro è apparentemente riuscito a formare un governo di minoranza monopartitico. Sarà un governo fragile. La debolezza del nuovo esecutivo darà ai comunisti maggiori opportunità di esercitare un'influenza in parlamento».
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