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“Così Papa Wojtyla ritornò a Dio. Noi lì vicino a lui sapevamo già che era un Santo”
Ieri 02-04-25, 10:04
Tutti lo ricordano ancora come «don Stanislao», l'ombra di Karol Wojtyla per quasi quattro decenni, il fedelissimo segretario di Giovanni Paolo II che fu al fianco del pontefice polacco fino ai suoi ultimi istanti di vita terrena. Oggi Stanislaw Dziwisz è cardinale (ordinato da Benedetto XVI nel 2006 in segno di riconoscenza sia per l'uomo che per l'assoluta fedeltà al predecessore) e arcivescovo emerito di Cracovia ma ormai da tempo preferisce vivere lontano dai riflettori e difficilmente rilascia dichiarazioni alla stampa. Nel ventesimo anniversario della morte di Papa Wojtyla ha però fatto un'eccezione per Il Tempo. Eminenza, alle 21.37 del 2 aprile 2005 il grande pontefice Giovanni Paolo II tornava alla Casa del Padre; posso chiederle che ricordi ha di quelle ultime ore trascorse accanto a lui? «Quella sera abbiamo vegliato al fianco del Papa negli ultimi momenti della sua vita terrena. Lo abbiamo accompagnato con le nostre preghiere e i nostri cuori. È rimasto cosciente per tutto il tempo, fino alle ultime ore. Ha salutato i suoi più stretti collaboratori e li ha ringraziati per il loro fedele servizio in quasi ventisette anni del suo pontificato. Siamo stati piuttosto noi a lasciarlo commossi, con le lacrime agli occhi. Giovanni Paolo II sapeva che non solo coloro che erano riuniti in piazza San Pietro, soprattutto i giovani, ma tutta la Chiesa stava piangendo per lui. Ha lasciato questo mondo pregando serenamente. Mentre esalava l'ultimo respiro, guardando il suo volto immobile ma sereno, profondamente commossi ringraziavamo Dio per il dono che quest'uomo ha dato alla Chiesa e al mondo. Subito dopo il trapasso abbiamo cantato l'inno Te Deum Laudamus. Proprio in questi giorni mi è capitato di rileggere il testamento di Giovanni Paolo II. Le sue prime volontà risalgono al marzo 1979, quindi ai primi mesi del suo pontificato. Già allora il Papa pensava alla morte. All'epoca scrisse in polacco: "Vegliate, perché non sapete quando il vostro Signore verrà [cfr. Matteo 24,42], queste parole mi ricordano l'ultima chiamata che verrà quando il Signore vorrà. Voglio seguirlo e voglio che tutto ciò che costituisce la mia vita terrena mi prepari a quel momento. Non so quando avverrà. Vi ringrazio tutti, vi chiedo perdono. Vi chiedo anche di pregare affinché la misericordia di Dio si dimostri più grande della mia debolezza e indegnità"». Dall'esposizione in San Pietro e fino al giorno dei funerali del Papa Roma fu veramente il "centro del mondo" e milioni di pellegrini accorsero da ogni parte del pianeta per dare personalmente un ultimo saluto al pontefice. All'epoca anche i giornalisti più esperti rimasero impressionati da quel vero e proprio fiume umano pieno di affetto e commozione. Lei si aspettava una così grande manifestazione d'amore? «Era prevedibile che i funerali del Santo Padre riunissero grandi folle di persone, è sempre stato così dopo la morte dei papi. Ma quello che abbiamo vissuto in quei giorni di aprile, dalla morte ai funerali di Giovanni Paolo II, ha superato ogni aspettativa. I fedeli giunti a Roma da ogni parte del mondo, in primis, naturalmente, dall'Italia e dalla Polonia, le delegazioni di Stato di quasi tutti i Paesi, la folla oceanica che ha partecipato ai funerali riempiendo le strade e le piazze della città eterna ben oltre piazza San Pietro: queste immagini rimarranno sempre nella nostra memoria. Era un'espressione di indubbia riconoscenza e gratitudine per tutto ciò che il Papa aveva contribuito a fare per la vita della Chiesa e del mondo a cavallo tra il secondo e il terzo millennio della cristianità. Ha predicato il Vangelo negli angoli più remoti del nostro pianeta, ha difeso la dignità e i diritti umani e ha dato un contributo inestimabile al rovesciamento dell'ideologia totalitaria e del sistema comunista nei Paesi dell'Europa centrale e orientale». Durante i funerali di Giovanni Paolo II comparvero in piazza tanti striscioni con la scritta: "Santo Subito". Benedetto XVI, appena eletto, volle velocizzare la Causa di Beatificazione, che infatti avvenne in tempi record nel 2011. Papa Francesco ha accelerato anche il passo successivo, la Canonizzazione, avvenuta nel 2014. Quali furono i sentimenti che Lei provò quando il suo maestro e "padre" è salito alla Gloria degli Altari? «Vivendo e lavorando per quasi quarant'anni a fianco prima del metropolita di Cracovia, il cardinale Karol Wojtyla, poi del vescovo di Roma, Giovanni Paolo II, sono stato testimone quotidiano della sua fede e della sua preghiera, del suo gigantesco lavoro per la Chiesa. Sono stato testimone della sua Santità. Al momento della morte del pontefice ero convinto che fosse morto un Santo. Pertanto, mi sono rallegrato del fatto che questa non fosse solo la mia convinzione, ma quella di molte persone in tutto il mondo. Anche prima della sua Beatificazione e Canonizzazione i fedeli andavano in pellegrinaggio alla sua tomba nelle grotte vaticane e gli chiedevano di intercedere presso Dio per le loro intenzioni. Già l'omelia funebre pronunciata dal cardinale Joseph Ratzinger l'8 aprile 2005 lasciava presagire che non avremmo dovuto aspettare a lungo perché Giovanni Paolo II fosse elevato alla Gloria degli Altari. Abbiamo sentito allora delle parole significative: "Possiamo essere certi che il nostro amato Papa ora sta alla finestra della casa del Padre, ci vede e ci benedice. Sì, ci benedica, Santo Padre". Così disse il cardinale Ratzinger che, undici giorni dopo, il 19 aprile, fu eletto Papa e prese il nome di Benedetto XVI. Gli striscioni "Santo Subito" non hanno fatto altro che confermare ciò che molti pensavano e si aspettavano: il riconoscimento della Chiesa della Santità di Giovanni Paolo II». Tornando indietro nel tempo: lei accompagnò a Roma l'allora cardinale Karol Wojtyla in entrambi i conclavi che si svolsero a pochissima distanza in quello storico 1978, ricordato ancora oggi come "l'anno dei tre Papi". Cosa ricorda di quei momenti? Come apprese della morte di Papa Luciani colui che di lì a poco sarebbe stato chiamato a succedergli? «Ho accompagnato il cardinale Karol Wojtyla in entrambi i viaggi a Roma, sia dopo la morte di Paolo VI che di Giovanni Paolo I. Mentre l'età e le infermità di Paolo VI avevano preparato la Chiesa alla sua partenza verso la Casa del Padre, maggiormente la morte inaspettata di Giovanni Paolo I, dopo solo una trentina di giorni di pontificato, provocò un vero e proprio sconcerto. Anche il cardinale Wojtyla rimase scioccato e commosso. L'ha saputo a colazione, la mattina stessa della morte del Papa. Che cosa ha provato in quel momento? Quali premonizioni ha avuto? Questo rimane un segreto del suo cuore». E quando dopo il Conclave di ottobre rivide l'ormai ex cardinale diventato Papa quali furono le emozioni di Vostra Eminenza? «Anche io l'ho appreso in piazza San Pietro, ero tra la folla come tutti ad aspettare la fumata bianca. Nel momento in cui è stata annunciata dal cardinale Pericle Felici l'elezione alla sede di San Pietro dell'Arcivescovo di Cracovia, di cui ero segretario personale da dodici anni, rimasi esterrefatto. Mi resi subito conto che per me qualcosa stava finendo ma a breve avrei capito che qualcosa di inimmaginabile stava per iniziare. La sera stessa fui infatti convocato in Vaticano e il nuovo Papa mi chiese di continuare il mio lavoro al suo fianco. Non dimenticherò mai quel momento, che peraltro significava anche un cambiamento radicale nella mia stessa vita». Questo è l'anno del Giubileo e lei ne ha vissuti ben due al fianco del Santo Padre, il primo, quello straordinario della Redenzione del 1983, e poi il grande Giubileo del 2000. Il Papa ai tempi di quest'ultimo era già sofferente, ma teneva a quell'appuntamento in modo particolare anche perché memore delle parole profetiche del cardinale Stefan Wyszynski: «Tu porterai la Chiesa nel terzo millennio». Come interpretò quella missione Giovanni Paolo II? «Il Giubileo dell'anno 2000 è stato davvero un grande evento per la Chiesa che entrava nel terzo millennio della fede cristiana. Senza dubbio il Santo Padre ha ricordato le parole profetiche del cardinale, ora beato, Stefan Wyszynski che al momento della elezione gli disse: «il compito del nuovo Papa è di traghettare la Chiesa nel terzo millennio». Il Giubileo è stato preparato con grande cura e ha richiesto enorme impegno da parte del Papa stesso per i successivi eventi giubilari. Nonostante il calo delle forze, Giovanni Paolo II ha raccolto la sfida e ha presieduto personalmente tutte le decine di celebrazioni e gli incontri dei vari gruppi. In un certo senso l'attuale Giubileo dell'Anno Santo 2025 indetto da Papa Francesco riproduce quello scenario. Il Giubileo del 2000 ha portato un raccolto di fede stimolante e creativo come pure un rinnovamento della Chiesa di Cristo e Giovanni Paolo II ha riassunto quella grande esperienza in un documento programmatico per il terzo millennio che ha voluto intitolare “Novo millennio ineunte”. Da quello scritto ancora attualissimo abbiamo molto da imparare e trarre ispirazione per affrontare le nuove sfide che ci si presentano in questa fase della vita della Chiesa e del nostro travagliato mondo».
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