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Partito islamico stampella del Pd: il laboratorio Monfalcone l'apripista nazionale
Ieri 03-04-25, 11:08
Monfalcone? Non sembra nemmeno di stare in Italia per quello che accade con la comunità islamica locale. Una comunità che rappresenta circa il 26% degli stranieri su un totale del 31%. Parliamo di più di 10.000 persone su 31.000 residenti ed è proprio per questo che Bou Konate, già assessore per la giunta di centrosinistra, ha deciso di fondare il primo partito islamico d'Italia. È con la sua lista composta interamente da islamici che si presenterà alle prossime elezioni del 13 e 14 aprile. Stiamo parlando di una città in cui moltissime donne usano il velo integrale, alcune hanno addirittura le mani coperte. Una città che sta vedendo un incremento della radicalizzazione, in cui quello dell'immigrazione non può più essere un problema da sottovalutare: su 7.000 bengalesi solo 1.700 lavorano mentre gli altri sono solo ricongiungimenti. Che impatto può avere tutto ciò sul tessuto sociale? E sul bilancio del Comune di Monfalcone? Circa il 95% del welfare viene destinata agli extracomunitari (in molti non parlano nemmeno correttamente l'italiano) perché la maggior parte delle donne non lavorano, i figli sono tanti e i redditi Isee sono bassi. «L'impatto sociale è già di per sé drammatico, se poi aggiungiamo l'inaccettabile percorso di radicalizzazione in atto, siamo davanti a una miscela esplosiva. Una radicalizzazione che ho monitorato negli anni: sono cresciute nel numero le donne completamente velate, la loro età si è abbassata e sono diverse le ragazze che già da giovanissime vanno in giro con il velo integrale», ci dice l'ex sindaco di Monfalcone Anna Maria Cisint. Perché sì, il velo è il primo segno di sottomissione della donna nei confronti dell'uomo, che considera i corpi femminili completamente velati solo ed esclusivamente come oggetti sessuali. E no, a sceglierlo non sono le donne, perché la Cisint ha parlato con più genitori che le hanno risposto che «così si abituano»: «Quello che fanno le famiglie è un lavaggio del cervello e da mamma non resto a guardare. Ho parlato, accompagnata dagli assistenti sociali, con le ragazzine che noi abbiamo “salvato”, e mi hanno raccontato che sono tante le loro coetanee che vorrebbero scappare ma che non trovano il coraggio, perché i radicalizzati inculcano il pensiero per cui è normale che sia l'uomo a decidere della tua vita. Tante si rendono conto di ciò che sono costrette a subire, anche se poi crescendo purtroppo ci si abitua e si smette di combattere per paura. Paura delle punizioni e delle ritorsioni. E poi ci sono i centri islamici, finti centri culturali, dove predicano iman improvvisati. Da dove arrivano i soldi per la gestione e l'acquisto? Non è che dentro si proteggono anche terroristi?». E allora come mai tutto ciò accade nel silenzio della sinistra? Una sinistra che, secondo quanto ci è stato riferito, sarebbe pronta ad accordarsi con il partito islamico qualora si dovesse andare al ballottaggio. Sì, oggi è favorito il centrodestra, che, come candidato, ha Fasan, per otto anni assessore del sindaco Cisint, ma qualora il voto dovesse prendere una piega diversa, beh, sarebbe un precedente pericolosissimo per l'Italia intera. Perché quello che molti fingono di non vedere è che Monfalcone non è un caso isolato, ma l'incubatrice di episodi che poi si riverberano altrove. È “solo” il caso più famoso ed eclatante, ma il fenomeno della radicalizzazione, la sottomissione a leggi come quella della sharia, il maltrattamento delle donne, no, non c'è solo lì. Le piazze per la fine del Ramadan sono una dimostrazione tangibile di quanto gli islamici stiano tentando di imporre la loro cultura in Occidente. Una differenza sostanziale quella che c'è tra la parola “includere” e “coesistere”. Bisognerebbe chiedersi però qual è il prezzo che dobbiamo pagare. E forse la sinistra dovrebbe darci una risposta, spiegandoci se hanno intenzione di cancellare la nostra identità e i nostri valori imponendo regole che sono in netto contrasto con i nostri principi.
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