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Ruffini & Co. "sono boomer, la vera Dc solo con Meloni". L'intervista a Rotondi
19-01-2025, 07:34
«Meloni aspira a creare un modello originale, senza la necessità di doverlo annoverare nelle categorie del passato, ovvero di boomer in cerca di continuità, che oltre un certo limite sarebbero forzate». A dirlo Gianfranco Rotondi, deputato di Fratelli d'Italia e di quella Dc che porta il suo nome. Sale la voglia di centro. Perchè? «Innanzitutto bisogna ricordare che oggi ricorre l'anniversario della fondazione del Partito popolare di Sturzo, l'appello ai liberi e forti, ma anche il 31esimo anniversario della fine della Democrazia Cristiana. È chiaro che chi ha cerchiato questo dato vuole richiamare una suggestione». Ciò, però, avviene soprattutto in certi ambienti progressisti. Il centro è a sinistra? «La verità è che il centro non esiste. È una categoria politologica. Esistono, piuttosto, due campi che si oppongono: quello della libertà, della solidarietà, dell'ispirazione cristiana, religiosa odi altre confessioni e quello dello statalismo e della cultura marxista. Il campo opposto a quest'ultimo può avere sia i caratteri di una grande forza di ispirazione popolare, sia assumere una posizione di destra. Volendo forzare, potresti dire che centro e destra sono due modi diversi per attendere la stessa risposta politica. In Italia prima c'è stata la Dc, poi il centrodestra, prima nella versione berlusconiana e poi in quella meloniana». La Dc, quindi, non sta soltanto tra i banchi delll'opposizione al governo? «Assolutamente no! Può stare solo a destra». Si sta lavorando, a quelle latitudini, in tal senso? «La Dc, in primis, si è ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, che poi ha dato corpo a quel fronte maggioritario che ha battuto la sinistra. Oggi, però, le condizioni sono cambiate. Coloro che hanno battuto la sinistra non sono più guidati dai cattolici intesi come democratici cristiani, né da quel personaggio straordinario chiamato Berlusconi, ma da una forza politica nuova creata da Meloni, in grado di unire carisma e tradizione politica, che però non è democristiana. La risposta, dunque, è più articolata». Perchè? «Il ruolo sociale di rappresentanza del ceto medio diffuso, di guida del fronte non statalista, adesso, è svolto dalla premier e da Fratelli d'Italia. Se, poi, vogliamo cercare una traccia più schietta e originale del cattolicesimo politico, che abita comunque a destra, ha senso cercare una casa. Ecco, appunto, il perché di nuova Dc». La leader di FdI ha qualche similitudine con i padri fondatori dello scudocrociato? «Meloni non può essere assimilata alla tradizione democristiana in senso ideologico. È ingiusto, però, presentarla anche come continuazione del Movimento Sociale o di Alleanza Nazionale». Che ne pensa della figura di Ruffini? «Un civile servitore dello Stato stimato dalla destra e arruolato da amici che hanno fantasia e cercano di recuperare spazi perduti in un Pd, indifferente alla loro cultura, centrato sulla Schlein e su un radicalismo diffuso, vera lettura sostitutiva del marxismo». È possibile ancora il progetto di un Terzo Polo, capace di andare oltre la destra e la sinistra? «Non ce ne è bisogno. La stessa Dc se rinasce non ha aspirazioni in tal senso. È stata, d'altronde, il primo partito, quello degli italiani, non il terzo. Se Rinasce, pertanto, è per aiutare Meloni a governare bene il Paese e per radicare nel suo programma di governo valori attualissimi, che fanno dell'Italia il faro della civiltà cristiana nell'anno del Giubileo».
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