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Un patto sociale per superare lo stallo
Ieri 03-04-25, 06:01
Ben pochi osservatori colgono che versiamo in una fase sostanzialmente di stallo della vera politica e della vera politica economica. La fase in cui versa il Paese è invece molto seria e delicata. Veniamo da quasi trent'anni in cui sostanzialmente l'Italia non cresce. Perché non cresce la produttività, e non c'è sufficiente concorrenza nel sistema economico-sociale in genere oltre che per altri fattori cronici. Il governo Meloni ha agito positivamente su due piani: il controllo della finanza pubblica e il recupero di qualche forma di governo del mercato del lavoro, con il connesso aumento del tasso di occupazione. È noto però anche che la produzione industriale è in calo da 24 mesi. E ci dobbiamo preparare ai danni che deriveranno dalla sfida dei dazi. Dazi reali e dazi umorali, dazi di matrice politica e dazi di matrice economica. È vero che sono le imprese a sospingere il Pil, ma il peso eccessivo del settore pubblico e l'assenza sostanziale di liberalizzazioni ed altri fattori incidono pesantemente su questo fenomeno. La sinistra a guida Schlein - e tanto più quella a guida Conte - manifesta di non avere visioni e proposte adeguate sulla politica economica. Salvo denunciare giustamente il fenomeno dei bassi salari che, però, dipende in buona parte dai fattori ricordati. Sarebbe, quindi, il momento di uno sforzo congiunto delle forze politiche e sociali per giungere ad una forma di «patto sociale». Un patto che sia una cornice adeguata per la ripresa dello sviluppo industriale puntando anche sull'industria strategica, militare, tecnologica, delle infrastrutture e affini, per favorire il rilancio del settore produttivo. Nell'ambito di un progetto di questo genere anche la questione dei bassi salari e del lavoro povero può essere adeguatamente affrontata. Non è che su ciò il Landini di turno può avere diritti di veto. In modo intelligente e tempestivo la neo-segretaria della Cisl Fumarola ha rilanciato, dalle colonne de Il Tempo, l'idea del patto sociale come «patto di responsabilità». Così come faceva il precedente presidente di Confindustria, Bonomi. Questa, del resto, fu nel 1993 la terapia utilizzata dal governo Ciampi per affrontare la grave crisi economica e sociale, anche tramite qualche forma di politica dei redditi. Un Paese con questo tipo di problemi, quasi atavici, e con un andamento demografico tendenzialmente disastroso esige un nuovo senso di responsabilità delle forze politiche e delle forze sociali (specie datoriali e sindacali). Del resto, i cittadini avvertono la carenza di terapie per affrontare queste gravi questioni che li toccano direttamente e perciò metà di loro, guarda caso, reagiscono non recandosi più alle urne. Sarebbe, quindi, il momento di mettere a un tavolo le forze politiche e sociali.
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