s
Tutte le prime pagine di oggi su Giornalone.it
Estero
Armi per difendersi da Egitto e Turchia: le mosse di Israele, scenario choc
Oggi 20-04-26, 02:50
La guerra con l’Iran non è ancora conclusa che i pianificatori militari israeliani guardano già oltre. Non per ottimismo né per pessimismo, ma per consuetudine: Israele non si è mai potuto permettere di attendere che un conflitto finisse prima di prepararsi al successivo. La domanda che si pongono oggi a Gerusalemme è lucida: dopo l’Iran, da chi dovremo difenderci? Secondo Eric Mandel, editorialista del Jerusalem Report e direttore del Mepin, centro studi di Washington che analizza le minacce alla sicurezza israeliana, i futuri pericoli potrebbero provenire da direzioni in cui gli Stati Uniti non seguiranno Israele. Se la Turchia dovesse consolidare la propria ostilità verso lo Stato ebraico, Ankara potrebbe diventare il principale rivale strategico di Gerusalemme. La Turchia però è membro della Nato e un alleato su cui gli americani possono contare: per Washington trattarla come un nemico non è un’opzione. A complicare le cose, il memorandum d’intesa Usa-Israele - 4 miliardi di dollari l’anno in aiuti militari - prevede consultazioni preventive prima di determinate operazioni: se gli interessi divergeranno, quella garanzia diventerà un vincolo. Analoga la questione egiziana: nonostante il trattato di pace del 1979, Il Cairo considera ancora Israele il principale avversario nelle proprie pianificazioni militari. Ma anche l’Egitto è beneficiario di ingenti aiuti americani, e i pianificatori israeliani non potranno contare sull’appoggio di Washington in un eventuale confronto con il suo esercito, il più numeroso del mondo arabo. Poi ci sono Hezbollah, Hamas, gli Houthi, i jihadisti e i Fratelli Musulmani che, insieme con la Turchia e il Qatar, formano un fronte che condivide l’obiettivo di negare la legittimità di uno Stato ebraico in Medio Oriente. Sono attori che sanno aspettare: mentre i cicli elettorali americani durano anni, l’orizzonte strategico dei nemici di Israele si misura in decenni. Fino al pogrom del 7 ottobre Israele ha adottato una strategia chiamata “falciare l’erba”, operazioni che si ripetono di generazione in generazione per contenere minacce mai definitivamente eliminate. Il premier Benjamin Netanyahu ha cambiato impostazione: «Basta con l’idea di una “villa nella giungla” dove ci si difende dai predatori che si trovano oltre il muro», ha dichiarato di recente di fronte a ufficiali militari. «Se non andate nella giungla, la giungla verrà da voi». Si tratta, secondo alcuni analisti, della nascente “dottrina Netanyahu” che impone guerre preventive permanenti, zone cuscinetto e un uso costante della forza come unica vera garanzia di sicurezza. In questo scenario, per necessità esistenziale, Israele non può combattere con le stesse armi e le stesse dottrine di ieri. Quest’anno il parlamento israeliano, la Knesset, ha approvato il bilancio della difesa più alto della propria storia: 350 miliardi di shekel (circa 95 miliardi di euro) destinati a ridurre la dipendenza dai rifornimenti americani e a costruire una filiera industriale militare autonoma. L’intelligenza artificiale è il salto più significativo: l’Unità 8200, il reparto di intelligence elettronica delle Forze armate israeliane (Idf), sviluppa sistemi capaci di analizzare enormi quantità di dati in tempo reale, riducendo il lasso di tempo tra l’individuazione di un bersaglio e la decisione di colpire. Il sistema Arrow 3 sarà collegato a reti satellitari per un rilevamento dei missili balistici ancora più precoce. Illaser Iron Beam promette di rivoluzionare la difesa aerea sostituendo costosi intercettori con colpi ad alta energia. Il sistema Scorpius disturba invece radar e comunicazioni nemiche emettendo fasci elettromagnetici mirati. La tecnologia, però, non risolve né la dipendenza politica né quella operativa. Il Capo di stato maggiore delle Idf, Eyal Zamir, ha avvertito il governo che l’esercito necessita di 15mila soldati in più. «Sto lanciando dieci segnali d’allarme», ha dichiarato. «Di questo passo, Tsahal collasserà su se stesso». E al Senato americano, tre giorni fa, 40 senatori democratici su 47 hanno votato per sospendere le forniture militari a Israele nel pieno di una guerra su più fronti: quella fragile maggioranza che ha respinto le risoluzioni potrebbe non reggere alla prossima tornata. Persino Donald Trump ha già imposto a Netanyahu lo stop ai bombardamenti a Gaza e, venerdì, alle operazioni nel Libano meridionale. L’obice semovente Ro’em – prodotto interamente in Israele e impiegato per la prima volta contro Hezbollah tre giorni fa – indica la direzione intrapresa. Il traguardo è un sistema autosufficiente in cui il ritmo operativo delle Idf non venga condizionato da una votazione a Washington. Boaz Bismuth, presidente della Commissione parlamentare Esteri e Difesa della Knesset, ha identificato un fronte su cui Israele è strutturalmente impreparato: la comunicazione. In un’epoca in cui ogni dichiarazione parlamentare rimbalza simultaneamente sui media di mezzo mondo, le polemiche interne diventano argomenti nelle mani degli avversari per indebolire il fronte diplomatico. Bismuth ha proposto la creazione di un’autorità pubblica indipendente per coordinare una «diplomazia dell’informazione», perché vincere la guerra nell’opinione pubblica globale è ormai parte integrante di qualsiasi strategia militare. La prospettiva, però, non è solo cupa. Il riassetto del Medio Oriente avviato da Trump – dagli Accordi di Abramo alla guerra contro il regime iraniano, dalla nuova alleanza con le monarchie della Penisola arabica alla prospettiva di una normalizzazione saudita-israeliana – potrebbe rendere molte di quelle guerre meno probabili, forse evitabili. Con i danni inflitti all’Iran e se i Paesi del Golfo consolideranno una convergenza strategica con Israele, gli avversari tradizionali si troveranno più isolati di quanto non siano stati in settant’anni. Israele non può pianificare sulla base di questo scenario, ma può lavorare perché si avveri.
CONTINUA A LEGGERE
5
0
0
Guarda anche
Il Fatto Quotidiano
La guerra contro Israele scoppiò il 28 giugno 2027
Libero Quotidiano
Iran, l'esperto militare: "Teheran è crollata per il 70 per cento"
Libero Quotidiano
Israele è impopolare ma non ha mai avuto così tante alleanze
Libero Quotidiano
Anche per Sant'Agostino si può combattere in una "guerra giusta"
Libero Quotidiano
02:58
I trenta alimenti imperdibili da provare almeno una volta
Libero Quotidiano
02:53
Follia Ue, nuovo piano verde contro la crisi: come ci rovinano
Libero Quotidiano
02:50
Armi per difendersi da Egitto e Turchia: le mosse di Israele, scenario choc
Libero Quotidiano
02:04
Otto e mezzo, Massimo Cacciari si dispera e urla: la rissa dalla Gruber
Libero Quotidiano
Ieri, 20:53
Giuseppe Conte si copre di ridicolo da Fazio: "M5s sempre stato progressista"
Libero Quotidiano
Ieri, 20:41
