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Giuseppe Conte senza vergogna: quando ammazzarono Soleimani...
Oggi 03-04-26, 02:05
«Quando, nel gennaio del 2020, e al governo c’era Giuseppe Conte con alcuni ministri del Partito democratico, gli Stati Uniti uccisero il generale iraniano Soleimani, fuori dalle regole del diritto internazionale, allora nessuno, né Conte e neanche i ministri del Pd, dichiararono che quella scelta ordinata dal presidente Trump era contraria al diritto internazionale e nessuno la condannò, come chiedete di fare a me oggi». Gli italiani continuano ad avere la memoria corta. Forse proprio per questo la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in Aula alla Camera, in sede di replica al termine della discussione sulle comunicazioni della stessa premier in vista della riunione del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo 2026, nonché sugli sviluppi della crisi in Medio Oriente tornò a parlare della vicenda Soleimani. «Lo dico solo perché sia chiaro quanta propaganda ci sia in quello che viene detto e quanta incoerenza ci sia tra quello che si faceva al governo e quello che si pretende dall’opposizione». Anni dopo, con in mezzo una giostra di governi e un cambio di ruoli e poltrone, la vicenda torna alla ribalta. Ma “Giuseppi” Conte allora presidente del Consiglio oggi siede tormentato nei banchi dell’opposizione cercando di ritagliarsi un ruolo. Se da Palazzo Chigi e da via XX Settembre sottolineano che non è stato concesso l’uso della Base Nato di Sigonella per l’assistenza logistica ai velivoli Usa, i grillini insistono che era stato «doveroso il no ai bombardieri americani all’utilizzo delle nostre basi. Un atto dovuto imposto dalla nostra Costituzione», scandisce in una nota il presidente del M5S, Giuseppe Conte. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47095863]] Che insiste: «Ora», chiede l’avvocato del popolo, «il governo faccia un passo in più anch’esso dovuto: neghi anche il supporto logistico offerto dalle nostre basi considerato che quelli americani e israeliani sono attacchi armati condotti in palese violazione del diritto internazionale». Il paradosso è che Conte sembra aver rimosso, da quando è stato relegato all’opposizione, la «profonda amicizia e solida collaborazione» con gli Stati Uniti. Anche ai tempi del governo col Pd c’era Trump alla Casa Bianca. Anche nel 2020 - sulla base degli accordi internazionali che vincolano tutt’ora il reciproco supporto dei patti Nato - l’Italia doveva offrire sostegno alle rigorose iniziative previste dagli accordi del Patto atlantico. Forse per rinfrescare la memoria a Conte bisogna tornare indietro al 3 gennaio 2020. Il generale veniva ucciso per rappresaglia in un attacco condotto da un drone statunitense lanciato contro l’aeroporto internazionale di Baghdad, in Iraq, assieme al capo delle Forze di Mobilitazione Popolare sciite irachene Abu Mahdi al-Muhandis, il quale si trovava sudi un’altra automobile. L’operazione era stata ordinata dalla Casa Bianca. Poi il 4 gennaio 2020, in un ulteriore attacco mirato compiuto nella zona di Taji, a nord di Baghdad, veniva ucciso il capo delle brigate Katai’b Hezbollah (gruppo paramilitare sciita iracheno filo-iraniano), il segretario generale Shibl al-Zaydi. Allora Conte si guardò bene dal criticare l’intervento militare. Oggi esige che vengano stracciati gli accordi. E quindi concesso il supporto Nato. [[ge:kolumbus:liberoquotidiano:47098816]]
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