s
Estero
Ancora sangue in Iran. Trump valuta la "giusta risposta" al regime
Oggi 13-01-26, 02:55
AGI - Precedenza a una via diplomatica, ma senza escludere un'azione militare. È questa la linea dettata da Donald Trump, che nelle ultime ore sta prendendo sempre più in considerazione l'idea di attaccare l'Iran, sempre più nel caos dopo le proteste che vanno avanti a oltranza da due settimane e negli ultimi giorni represse in maniera brutale. I media statunitensi fanno sapere che sinora sono stati diversi collaboratori senior dell'amministrazione statunitense, guidati dal vicepresidente J.D. Vance, a convincere Trump a tentare un'azione diplomatica prima di un attacco militare vero e proprio, La risposta di Trump: dazi per chi fa affari con il regime Tutto questo mentre l'Iran da un lato continua a spargere sangue per le strade e a bloccare (anche i terminali di Starlink), dall'altro afferma di mantenere aperti i canali di comunicazione con Washington. Una dichiarazione che tuttavia non è servita a 'mitigare' il presidente Usa, che nel pomeriggio ha annunciato "con effetto immediato, un decreto che prevederà un dazio del 25% nei confronti di qualsiasi Paese che intratterrà rapporti commerciali con la Repubblica Islamica". L'avviso del Dipartimeno di Stato Usa ai cittadini : "Lasciate l'Iran" E a dimostrare che la situazione possa diventare sempre più esplosiva, è il messaggio che arriva dal Dipartimento di Stato americano e dall'Ambasciata virtuale di Teheran, con l'emissione di un "avviso urgente a tutti i cittadini di lasciare il Paese". Le opzioni di Trump e i rischi Intanto, domani - fanno sapere i media americani - Trump incontrerà i consiglieri senior per discutere le possibili opzioni sul campo. Il Wall Street Journal ha riportato che tra questi ci sono attacchi militari, l'uso di armi cyber segrete, l'ampliamento delle sanzioni e il rifornimento di aiuto online a fonti antigovernative. I primi per ora sarebbero esclusi. Il giornale statunitense spiega infatti che i funzionari militari stanno spiegando al tycoon che "colpire installazioni militari potrebbe essere altamente rischioso, poiché alcune potrebbero trovarsi in aree densamente popolate". L'appello di Reza Pahlavi E dagli States - dove vive in esilio - Reza Pahlavi, figlio dell'ultimo scià iraniano, continua a esortare Trump a intervenire. "Penso che il presidente debba prendere una decisione abbastanza presto," ha detto, spingendo gli iraniani a protestare e insiste nel presentarsi come leader di transizione per il suo paese. La risposta dell'Iran Dall'altro lato, a un possibile attacco americano ha risposto invece il presidente del parlamento iraniano Mohammad Qalibaf, il quale ha avvertito Washington: "In caso di attacco, sia Israele sia tutte le basi e le navi statunitensi saranno il nostro legittimo obiettivo". Bilancio delle vittime e arresti Nel frattempo, il gruppo per i diritti umani con sede negli Stati Uniti 'HRANA' ha dichiarato che i morti verificati in Iran sono 656, di cui almeno 505 manifestanti e 113 militari, ma ha aggiunto di stare indagando su altri 579 decessi. Mentre sempre dall'inizio delle proteste scoppiate il 28 dicembre, sono 10.721 le persone arrestate. L'Iran, invece, dal suo canto, continua a non fornire un bilancio ufficiale delle vittime, attribuendo lo spargimento di sangue all'interferenza statunitense e a quelli che definisce "terroristi sostenuti da Israele e dagli Stati Uniti".
CONTINUA A LEGGERE
7
0
0
Guarda anche
Agi
Ieri, 23:26
