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Borghi e i dazi: “Von der Leyen non ha capito nulla. Minacce a Trump controproducenti”
Ieri 02-04-25, 07:49
«Ursula von der Leyen, come sempre, non ha capito niente. È l'Unione europea ad essere fonte di squilibrio internazionale nei saldi commerciali, che sono poi quelli che portano ai dazi. L'Ue vende troppi prodotti agli Stati Uniti, il che per carità fa comodo a tutti in Europa, ma il problema è sapere se questa cosa sia sostenibile o meno. Io, sul tema, ho ascoltato due categorie di persone: quelli che non hanno una soluzione alternativa e che sperano di avere un ritorno politico perché pensano che la gente attribuirà la colpa di questo a Giorgia Meloni, a noi, e gli illusi, che sono quelli appunto dell'Ue che hanno pensato che sia possibile riuscire ad ottenere chissà qualche peso contrattuale con gli Stati Uniti, ma non è così: il fatto che ci siano tanti Paesi dell'Unione che hanno un surplus commerciale positivo con gli Usa peggiora la situazione contrattuale. Pensare di intimidire, a tua volta, con dei dazi, quello che è un tuo cliente, è controproducente». A dirlo Claudio Borghi, senatore della Lega. Un Paese che vuole riequilibrare la bilancia commerciale ha comunque tre vie: svalutare la moneta, importare di meno o mettere i dazi. Alla fine, i dazi non sono il male minore? «Questo lo penso da tempo. La realtà è che gli Stati Uniti stanno portando avanti un po' tutte e tre queste strategie. Il punto di partenza è che lo squilibrio commerciale che si è trovato Donald Trump non è sostenibile: il presidente statunitense deve fare così, altrimenti salta tutto. La svalutazione della.moneta, poi, è un dazio, come tutti gli altri: mentre il dazio verte infatti su singoli prodotti, la svalutazione della moneta è un dazio su tutti i prodotti, e colpisce anche il turismo americano. Quanto alle importazioni, si possono ridurre solo con l'austerità, il che sarebbe ora un disastro per il nostro Paese, dal momento che i nostri prodotti sono di alta gamma e sarebbero i primi a saltare nel momento in cui una nazione optasse per l'austerità. L'Italia può proteggersi da questa situazione con un negoziato bilaterale, perché è vero che l'Ue è una unione doganale, ma chi mette i dazi non è soggetto a tale unione doganale, dunque può scegliere a chi applicarli: ricordo che c'erano i dazi sui vini francesi e non su quelli italiani. Quindi, alla fine, i dazi sono presumibilmente la scelta meno dannosa». A proposito di Ue, c'è sempre in campo il progetto di riarmo di von der Leyen. «Su quel progetto avevamo delle nostre richieste che erano il no all'esercito comune europeo, il no al debito comune obbligatorio ed il no a riallocare i fondi di coesione per comprare le armi. Tutti e tre questi punti sono stati accolti, ma riteniamo che il piano di riarmo europeo non sia sostenibile politicamente. Noi, con i Patrioti per l'Europa, il nostro gruppo al Parlamento europeo, cercheremo di fare delle iniziative per una riconsiderazione del progetto, nell'interesse stesso dell'istituzione: non è comprensibile da parte di nessuno una cosa del genere». Sabato e domenica prossimi ci sarà il Congresso della Lega. Cosa ci dobbiamo aspettare? «Penso che sia una occasione per riconoscere a Matteo Salvini, che tante volte è stato criticato, come è giusto che possa succedere anche per un leader, che certe sue mosse che sembravano scomode si sono rivelate lungimiranti. Seguire Trump, anche quando era in disgrazia, ed adesso ritrovarselo alla guida del mondo, è una cosa che i più acerrimi nemici di Salvini non possono che riconoscergli. Stiamo andando nella giusta direzione».
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