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Medio Oriente, Gasparri, «Pronti a difendere le petroliere quando ci saranno le condizioni. L'Italia non s'è mai tirata indietro»
Oggi 04-04-26, 16:01
«Dobbiamo difendere le petroliere e la libertà dei commerci. Hormuz è uno snodo fondamentale. Ecco perché quando ci saranno le condizioni, non ci tireremo indietro. Il centrodestra ha sempre sostenuto la partecipazione a missioni del genere. Detto ciò, il tutto dovrà avvenire nel rispetto delle modalità previste dagli organismi internazionali e, soprattutto, tenendo conto dei dovuti passaggi parlamentari». A ribadirlo Maurizio Gasparri, neo presidente della commissione Esteri e Difesa del Senato. Spunta, intanto, il viaggio a sorpresa di Meloni nel Golfo Persico. Ciò vuol dire una disponibilità a “liberare” una delle tratte commerciali più importanti del pianeta? «L'Italia ha come principio sancito dalla Costituzione la partecipazione a operazioni sovranazionali che abbiano come fine la pace e che si svolgano sotto l'egida degli organismi internazionali. Non possono esserci iniziative con altri Paesi che non rientrino in tale perimetro. Se e quando ci saranno tali condizioni, non ci sottrarremo al nostro dovere. Abbiamo una tradizione di presenza che non smentiremo adesso». A cosa si riferisce? «In questo frangente, stiamo partecipando nell'area del Mar Rosso all'operazione Aspides, tesa a proteggere le navi mercantili che transitano nel Canale di Suez e vengono attaccate dagli Huthi. I nostri soldati, da decenni, sono in Libano per Unifil. Non a caso una nostra base è stata colpita nelle ultime ore. In Iraq ci siamo distinti per un'importante attività di formazione militare. Non siamo quelli che si tirano indietro». Mentre si temporeggia, i prezzi, intanto, salgono alle stelle. Come comportarsi? «Il governo anche, in queste ore, ha reagito con una serie di misure riguardanti il taglio delle accise. È evidente che se la situazione si dovesse protrarsi sarebbe indispensabile un'azione che vada oltre i nostri confini». Ha un'idea a riguardo? «Le faccio un paragone. Quando c'è stata l'emergenza Covid, per sostenere l'economia reale c'è stato quel grande piano chiamato Pnrr. È chiaro, quindi, che qualora l'emergenza dovesse proseguire bisognerà rivedere la strategia europea, magari sospendendo anche il famoso patto di stabilità». Per quanto concerne l'energia, invece, avete pensato a canali alternativi a quelli mediorientali? Potrebbe essere un'ipotesi rivolgersi nuovamente a Mosca? «I governi dovrebbero sempre differenziare le fonti di approvvigionamento. Discorso differente vale per la Russa, destinataria di sanzioni giuste e inevitabili. Quest'ultima non può essere considerata un'alternativa». A chi bisogna, quindi, bussare? «L'Africa, in questo frangente, è più di una semplice opzione. È giusto parlare con la Nigeria e altre realtà amiche. Una novità nei circuiti petroliferi, poi, è il Venezuela. Dopo l'intervento americano, potrebbe rappresentare più di una semplice opzione». Tornando alla politica, Conte reputa quest'esecutivo troppo legato a Trump, ma incontra i suoi fedelissimi in Italia. Siamo di fronte all'ennesima contraddizione pentastellata? «Il senso di responsabilità e la difesa dei supremi interessi dell'Italia e dell'Europa dovrebbero prevalere sulle polemiche sterili, tra l'altro su fenomeni che non sono sotto la nostra sovranità. Il controllo del mondo non lo avrebbe neanche un governo pentastellato. Non vengono ascoltati gli appelli del Papa, figuriamoci quelli del Movimento o di qualsiasi altro partito». Anche a sinistra, però, ci sono persone di buon senso. Basti pensare ai senatori che hannno sostenuto Gasparri alla presidenza della commissione Esteri, andando oltre le indicazioni di partito… «Li ringrazio ancora una volta. Credo che ci siano dei luoghi, anche nel Parlamento, in cui occorra analizzare le crisi, andando oltre gli interessi di parte. La drammaticità degli ultimi tempi ci impone a ragionare con coscienza».
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