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Virzì boccia la “sciocca” protesta pro-Pal a Venezia: si sfalda la contestazione
Oggi 30-08-25, 12:52
“Negare l'ospitalità a due attori per la loro storia personale è sciocco e in contrasto con lo spirito di apertura ideale di un consesso di artisti”, così parla Paolo Virzì alla Mostra del cinema di Venezia in una delle decine di chat della mobilitazione pro-pal. A riportare le dichiarazioni del registra e volto notissimo del panorama cinematografico italiano è Annalisa Cuzzocrea, inviata de La Repubblica alla Kermesse e che sta registrando il “pasticcio” della marcia per Gaza. Perché si, il pasticcio che racconta la giornalista è fatto di chat su Whatsapp, petizioni che passano da un gruppo ad un altro con lunghe liti persino sulla necessità tutta interna alla sinistra culturale di usare la schwa nelle comunicazioni. E così dal volere fermare la guerra, condannare il governo israeliano e il suo operato o chiedere il cessate il fuoco in medio oriente, si è passati a una confusione che regna sovrana mentre la protesta pro-pal si sfalda. Come racconta Cuzzocrea infatti al primo appello “Venice for Palestine” – firmato da 1500 tra attori e registri – ne è seguito un secondo con toni più accessi e che addirittura si è spinto a chiedere il divieto di accesso a due attori, Gerard Butler – il Leonida di 300 e in passato promotore di alcune raccolte fondi per l'esercito di Tel Aviv – e Gal Gadot – la Wonderwoman molto vicina all'IDF e israeliana di nascita. Posizioni così nette che hanno già provocato spaccature interne al cinema italiano con alcuni dei massimi esponenti pronti a smarcarsi dalla protesta. Uno fra tutti Paolo Virzì che in una chat ha manifestato tutto il suo dissenso. “Che in un luogo dove si radunano artisti di tutto il mondo si levino voci autorevoli contro il massacro di deboli e innocenti è sacrosanto, e nella natura stessa di un evento culturale come questo – scrive –. Invece boicottare l'ospitalità a due attori per la loro storia personale è sciocco e in contrasto con lo spirito di massima apertura ideale di un consesso di artisti”. Ma non è tutto: “È un vero peccato che si finisca a dover discutere di una questione così piccina e irrilevante, a fare a gara, mentre muoiono dei bambini, a chi sia il più giusto tra i giusti, offuscando la limpidezza e debilitando la forza di un importante messaggio umanitario”. Il riferimento del registra è agli attacchi che ha dovuto subito la presentatrice del festival, Emanuela Fanelli, non allineata alla posizione pro-Pal al cento per cento e le cui parole sono state manipolate per dimostrare una sua mancata fedeltà alla Venice for Palestine.
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