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I riformisti del Pd allontanano lo spettro di una scissione
Oggi 28-01-26, 04:04
AGI - Hic manebimus optime, continuano a ripetere i riformisti dem. Nel Pd ci stanno e ci resteranno benissimo. Nessuna tentazione scissionista, dunque, nonostante "l'aria irrespirabile" all'interno del partito, come denunciato dall'eurodeputata Pina Picierno. E nonostante la richiesta reiterata di un confronto politico in direzione, richiesta che ha alimentato nuove voci di scissione. "Non c'è alcun collegamento tra la richiesta di convocare la direzione e una eventuale scissione. Anzi: la richiesta di confronto è la prova che siamo legati al Pd", spiega Lia Quartapelle contattata da AGI. I nodi nel Pd per i riformisti I 'nodi', per i riformisti, sono quelli di sempre: la linea di politica estera - dall'Ucraina a Gaza, passando per il piano di riarmo europeo - è quella che li vede più critici nei confronti della segretaria Elly Schlein. Ma alla segretaria rimproverano anche scarsa propensione al confronto e la mancata difesa dagli "attacchi reiterati" da parte di chi li vorrebbero "fuori". Il teorico della 'tenda moderata' Come Goffredo Bettini, teorico della "tenda moderata" fuori dal Pd. O come il professore Tomaso Montanari, con il quale ha polemizzato recentemente sul referendum, in vista del quale Picierno sostiene le ragioni del Sì. Un tema su cui al loro interno i riformisti non sono monolitici. Filippo Sensi, ad esempio, dichiara di votare No, "Convintamente. E coerentemente. Ma sono felice che anche nel mio partito ci siano persone che stimo e rispetto che voteranno sì. Perché un partito non è una caserma. E perché il dibattito, la discussione - se non è rissa - è democrazia". "Clima irrespirabile" Ma questa è "decisamente altra questione", come dice Picierno nel post contro Montanari, prima di tornare alle cose interne al Pd: "Sono mesi che viviamo un clima irrespirabile: sono mesi che alcuni si arrogano il diritto di schernire, ridicolizzare compagni di partito e invitano 'i riformisti' a lasciare la casa che abbiamo fondato. Non è più accettabile e chiedo alla segretaria Elly Schlein di pronunciare parole di chiarezza". Una chiarezza reiterata da più parti, non solo dai riformisti. Da Bettini ad Andrea Orlando passando per Marco Sarracino, non sono pochi gli esponenti della maggioranza dem che ritengono utile, se non "irrinviabile", il confronto interno. Tra un mese esatto sarà un anno che non si riunisce la direzione del partito nazionale. Un anniversario amaro specie per i riformisti dem che continuano a chiedere la convocazione del 'parlamentino' per fare discutere della linea del partito. Perché in un anno il mondo è cambiato, come scrive nero su bianco il senatore Filippo Sensi, attivissimo sui social. Il richiamo a una 'direzione politica' "Da un anno il mio partito non si riunisce in una Direzione 'politica'. Con quello che sta succedendo nel mondo, in Europa, Italia, credo ci sia bisogno di confronto. Una Direzione aperta, pubblica, non solo tra noi, al chiuso, al riparo. All’altezza del nome: democratici. È tempo", scrive Sensi. L'urgenza di questo confronto, tuttavia, non è sentito solo tra le fila della minoranza Pd. Per Goffredo Bettini "è impossibile non fare chiarezza sulle posizioni di alcuni democratici convinti che con la Russia si possa dialogare solo con le armi". "Urgente una discussione sulla politica internazionale e sul ruolo dell’Europa", per Orlando. Il mantra di Elly Schlein La segretaria Pd aveva fatto capire, durante l'assemblea del 14 dicembre, che una direzione nazionale sarebbe stata convocata con l'anno nuovo. Al momento, tuttavia, nessuna convocazione è arrivata nelle mail dei membri del parlamentino dem. Il mantra della segretaria in questi giorni è quello di mettersi in ascolto dei problemi del Paese. Per questo oggi è stata a Niscemi, a toccare con mano i danni lasciati dal ciclone Harry. Per la segretaria, i 100 milioni stanziati da governo sono poca cosa, "una elemosina" a fronte delle risorse messe a disposizione del Ponte sullo Stretto che la dem chiede ora di 'dirottare' per la ricostruzione. Oltre a questo, la segretaria sta preparando il tour per l'Italia annunciato nel corso dell'ultima assemblea e che vedrà un primo appuntamento sabato e domenica a Milano, con una iniziativa della Fondazione Pd 'Demo', guidata da Gianni Cuperlo, alla Fondazione Feltrinelli. Nessuna scissione Un dirigente di lungo corso del Pd si dice convinto che il braccio di ferro fra segretaria e fronte riformista andrà avanti fino alle politiche, o poco prima. Nessuno parla infatti di uscite coordinate degli esponenti del Pd. Nessuna scissione, insomma. Possibili fuoriuscite dal Pd Ma, è il ragionamento, si potrebbero verificare delle fuoriuscite a ridosso dell'appuntamento con le urne. Anche perché sarà difficile che Schlein ricandidi in toto gli eletti del Pd, alcuni dei quali hanno collezionato anche diverse legislature. Con ogni probabilità, la segretaria vorrà fare spazio a quegli esponenti a lei vicini che non siedono, oggi, in Parlamento. A quel punto, qualche esponente dem che non troverà posto in lista (si ragiona al netto dell'eventuale cambio di legge elettorale) potrebbe cercare un approdo diverso. E, in questo senso, si guarda con attenzione a quanto sta avvenendo al centro, al progetto messo in campo da Ernesto Maria Ruffini, ma anche alle manovre di Calenda. La richiesta dei riformisti La richiesta dei riformisti è, dunque, quella di una "direzione politica". Dove l'aggettivo fa tutta la differenza, per la minoranza dem. La direzione del 23 settembre 2025, infatti, non è stata per i riformisti risolutiva dei tanti nodi sul tavolo. E, anzi, la minoranza criticò la scelta di convocare l'appuntamento a partire dall'ordine del giorno. Che recitava: "Relazione della segretaria". Oltre a questo, i riformisti criticavano la scelta del timing della convocazione, alla vigilia di una delicata tornata elettorale, con le regionali che incombevano e che sconsigliavano i dirigenti dem di maggioranza e non di aprire 'redde rationem' interni.
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