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Perché Trump non dichiara guerra al mondo: quei dazi “gentili” e i piagnistei dell'Ue
Ieri 02-04-25, 09:16
Lo dico subito: non credo che oggi Donald Trump farà cose sconvolgenti in tema di dazi, quando alle quattro del pomeriggio (cioè le dieci di sera in Italia) parlerà dal Rose Garden della Casa Bianca. La scelta di quel luogo non è casuale ed assume importanza proprio in relazione al tipo di annuncio che intende fare il presidente degli Stati Uniti. Il Rose Garden (creato nel 1913 durante la presidenza Wilson) è a tutti gli effetti il luogo più simbolico della storia e della tradizione americana all'interno della Casa Bianca: lì il Presidente Carter ospita la firma degli accordi di Camp David tra Egitto e Israele nel 1978 e sempre lì proprio Trump sovraintende alla conclusione degli accordi di Abramo. Insomma, il Tycoon sceglie il luogo più solenne per porre al mondo il tema della “centralità” americana. MAGA significa che per fare la pace tra russi e ucraini ci vuole la mediazione USA in tandem con l'Arabia Saudita, significa che per mettere all'angolo l'Iran e le sue “derivate” assassine di Hamas ed Hezbollah ci vuole la forza delle portaerei americane (oggi ben due, con relativa flotta, sono in zona Golfo Persico), significa che solo Washington può contrastare le aspirazioni imperiali cinesi, in queste ore ben evidenti nel dispiegamento navale attorno a Taiwan. Tutto ciò però non può restare fuori dal campo economico, quindi ecco il “deal” sul Canale di Panama, ecco le pretese sulla Groenlandia (certamente poste in modo brutale, ma ci sarebbe da riflettere sulla sostanza più che sulla forma, perché in quel grande nord si gioca una partita geopolitica che solo i pesi massimi possono intraprendere) ed ecco la battaglia sui dazi, che però va colta nella sua essenza profonda. Trump vuole riportare produzioni negli USA, ma sa perfettamente che non può cancellare il mercato globale: esso conviene anche agli americani. Non dimentichiamo la sua storia: è un uomo d'affari di New York, con intrecci decennali con banche e finanza. Non farà mai cose contro il suo mondo, non scherziamo. Per essere ancora più chiari: io non credo a Trump che apre una “guerra” economica mondiale che fa dispiacere Larry Fink, fondatore di BlackRock, che proprio in questi giorni scuote il dibattito economico mondiale affermando che il dollaro rischia di perdere il ruolo di valuta di riserva del pianeta in favore del Bitcoin (gli USA hanno un elevatissimo debito pubblico). E allora cosa dobbiamo aspettarci? Dobbiamo aspettarci qualche dazio in più (con gentilezza, l'ha detto lo stesso Trump), ma soprattutto la conferma che Trump intende usare tutte le forze che ha (economiche, militari, cyber) per esercitare una leadership non più timida o distratta. Per questo in Europa faremmo bene a smetterla di piagnucolare (non ci sono tragedie in vista), per passare ad una strategia di intelligente affiancamento. Si sveglino a Parigi e Londra. E si svegli anche Ursula von der Leyen, invece di alzare la voce a vanvera.
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