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Salis-Zan e la versione per fregare l'Europa: così i giustizialisti vogliono tenersi l'immunità
14-02-2025, 10:03
Il soccorso “rosso” entra in azione per aiutare Ilaria Salis a non perdere l'immunità da europarlamentare. Il gruppo dei Socialisti (S&D), di cui fa parte anche il Partito democratico, ha fatto mettere ai voti, e ottenuto, che la Commissione Juri del Parlamento europeo ponga una serie di domande al procuratore ungherese affinché si possa stabilire se nel caso specifico siano stati rispettati tutti i principi del “rule of raw”, lo stato di diritto condiviso dai Paesi europei. L'eurodeputato del Pd presente in commissione ieri mattina era un fedelissimo di Elly Schlein: Alessandro Zan, il quale più volte in passato ha espresso solidarietà a Salis, sottolineando proprio come a suo avviso l'Ungheria non rispetti le regole base del diritto. Ma partiamo dall'inizio. Ore 9 di ieri di mattina. La commissione Juri si riunisce a Strasburgo, ma aporte rigorosamente chiuse. In programma c'è l'audizione dell'onorevole anarchica che promuove l'occupazione delle case popolari (solo quelle vuote, assicura lei) e fa campagna per l'abolizione delle carceri in tutto il mondo. I colleghi europarlamentari si sono riuniti per ascoltare la sua difesa. Le accuse che gli ungheresi muovono a Salis sono pesanti. Nello specifico, il tribunale di Budapest, al cui giudizio è riuscita a “sottrarsi” grazie all'elezione nelle file di Alleanza Verdi e Sinistra guidata da Bonelli e Fratoianni, le contesta lesioni aggravate ai danni di due neonazisti durante una manifestazione di due anni fa nella capitale ungherese. Salis prende la parola per difendersi. Per prima cosa si scaglia contro il “Day of Honor”, la manifestazione di estrema destra dove è stata arrestata due anni fa. L'europarlamentare di Avs fa notare quanto sia inaccettabile che in Ungheria eventi di questo tipo siano tollerati. Secondo quanto ricostruito, durante l'audizione a porte chiuse Salis ricorda di aver partecipato come attivista politica e in particolare rievoca quando è stata portata via dalla polizia in un taxi. E dice che le accuse che muovono contro di lei, a suo avviso, sono "infondate". Poi aggiunge anche altri particolari noti, come quando è stata tenuta incatenata e le condizioni pessime in carcere, con il governo ungherese che avrebbe celebrato la sua cattura e fatto di lei un caso. In aula mostra anche alcuni graffiti che la ritraevano impiccata. Poi, per quanto riguarda l'immunità di cui adesso gode, spiega che lei non ha intenzione di sottrarsi alla giustizia, ma «vuole essere processata in Italia». Infine, un'ultima stoccata alle destre e al primo ministro Viktor Orban, «per aver usato la vicenda politicamente». Un piccolo comizio, insomma, da cui manca un particolare: ad essere uscita dal carcere grazie alla candidatura nelle file di Avs è stata lei. Ed è proprio grazie all'eco mediatico del suo caso se la sinistra è riuscita a portarla a Bruxelles. A questo punto bisognerà attendere le integrazioni che la Commissione Juri, su impulso dei Socialisti, ha chiesto al procuratore ungherese. Poi, il relatore scriverà un documento che, una volta licenziato, sarà sottopposto al voto dell'Aula dell'europarlamento. Di base non ci sarebbero estremi per difendere l'immunità, che può essere protetta solo in caso di procedimenti che concernono opinioni o voti espressi nell'esercizio delle funzioni o in caso di fumus persecutionis, ossia laddove vi sia un intento sotteso al procedimento di impedire un libero espletamento della funzione parlamentare, ledendo così lo stesso parlamento. Ma la Salis non era deputato, non era una politica, non era nemmeno candidata. A supporto di questa tesi c'è il precedente del catalano Puidgemont. In definitiva però, inutile nasconderlo, il verdetto finale sarà essenzialmente politico.
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