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I tranElly di Mr. Tasse & Co. Si stringe il cerchio su Schlein: vogliono le primarie
Oggi 30-08-25, 07:35
Una specie di segreto di Pulcinella, tutti ne parlano nella penombra dei corridoi, nessuno davanti ad un taccuino. Almeno fino a ieri, quando il «redivivo» Ernesto Maria Ruffini, l'enfant prodige di Romano Prodi, se ne esce con una lunga intervista al quotidiano La Stampa. L'ex direttore dell'Agenzia delle entrate svela così l'arcano che intriga l'universo dem: «Penso che sarebbe utile fissare al più presto primarie di coalizione». Poco meno che una «bomba a mano», l'emersione di una fitta e trasversale rete di rapporti che ha un unico obiettivo in comune. Liberarsi di Elly Schlein, fare in modo che non sia lei a contendere a Giorgia Meloni la premiership. All'opera sono diverse «centrali», la più scoperta è quella che fa capo al professore bolognese: è cosa nota la scarsa fiducia che l'ex Presidente Ue nutre nei confronti dell'inquilina del Nazareno. Dai portici del capoluogo emiliano la diramazione più diretta porta proprio al Pd, lato padri nobili. Un passaggio di consegne che Luigi Zanda ha rispettato integralmente, redigendo di suo pugno il certificato di salute del paziente: «Il Pd è morto». Ne consegue che a tramortirlo sia stata proprio «l'ingrata» che nel febbraio ‘23 vinse a sorpresa nei gazebo. Ragionamenti condivisi da una serie di esponenti di primo piano: Paolo Gentiloni, Lorenzo Guerini, Pierluigi Castagnetti, Graziano Delrio. Esulta Michele Anzaldi, che fu il motore della Margherita, che definisce la proposta di Ruffini: «Concreta soluzione». La convergenza di interessi porta il piano anche nella tana del lupo, a casa di Giuseppe Conte. L'avvocato deve solo scegliere quale sia la strada più agevole per sbarazzarsi della «petulante» competitor. Diverse le offerte che i congiurati stanno vagliando. La prima è quella classica: primarie di coalizione. Naturale che sia stato Ernesto Maria Ruffini a trovare il coraggio di aprire la porta. Il fiscalista è figlio d'arte, il padre fu importante ministro democristiano, lo zio arcivescovo di Palermo, ed il fratello Paolo prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede. Insomma l'uomo giusto per dare la prima spallata. Il suo progetto è' dichiaratamente l'Ulivo in formato bonsai, il ricorso alle primarie nel suo dna. Parallelamente al «sasso» che il «prodino» ha lanciato, nella rete si discute anche un altro disegno. Troppe incognite nell'eventuale ritorno ai gazebo (nel senso che la segretaria potrebbe vincerle), meglio puntare sulla congiura di Palazzo. Lo schema trae origine da ciò che fecero M5S e Lega dopo aver vinto le elezioni del 2018. Luigi Di Maio e Matteo Salvini furono costretti a fare un passo indietro per mettere in prima fila quello che allora era un quasi sconosciuto: Giuseppe Conte. Sette anni dopo, il modello può essere ancora valido: Elly Schlein ed il leader pentastellato, logorati dalla contesa, diventano inservibili. A quel punto, il «nuovo» Giuseppe Conte che sbuca dall'angolo porta il nome di Gaetano Manfredi, il sindaco che negli ultimi mesi sta scalando il campo largo. C'è lui dietro la candidatura campana di Roberto Fico, ancora lui l'interlocutore privilegiato di Matteo Renzi per mettere in piedi la tenda riformista. Il presidente dell'Anci ha altre qualità: è un buon amico dell'avvocato di Volturara Appula (fu ministro del suo secondo governo), ed in costante crescita nella galassia dem. Una vera e propria spy story: riuscirà la nostra eroina a resistere all'assalto dei suoi commilitoni?
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